Eccoci alla settimana dedicata ad Enrico Baiano

Bach era (anche) un grande didatta, e aveva elaborato un programma di insegnamento per accompagnare la “gioventù desiderosa di apprendere” dal livello elementare a quello trascendentale. Il Clavicembalo ben Temperato conclude in maniera monumentale il percorso: è una vera Summa Musicalis che dà istruzioni complete riguardo a tecnica, interpretazione, basso continuo, contrappunto, composizione, improvvisazione, forma musicale, estetica e retorica.

Il Preludio 1 è un esempio di ‘style luthé’ (‘liutato’) o ‘brisé’ (‘spezzato’): l’ininterrotta sequenza di accordi arpeggiati viene eseguita tenendo abbassati tutti i tasti appartenenti alla medesima armonia, così da prolungare le risonanze e ottenere un suono soffuso di luce e di calore. Questo effetto è così bello che i costruttori di fortepiani inventeranno un meccanismo (una ginocchiera e più tardi un pedale) per ottenerlo anche laddove le dita non possono tenere abbassati i tasti. L’agogica e (dove possibile) la dinamica sottolineano le tensioni e distensioni del discorso armonico.

La Fuga 1 è nello stile del versetto d’organo: il discorso si articola in continue entrate del soggetto (che si presta anche a numerosi stretti) senza divertimenti o episodi di contrasto.

In entrambi i brani regna una celeste serenità, pervasa di un’espressività intensa ma equilibrata.

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registrati gratuitamente e nella sezione “Library & Bonus – Promo” potrai vedere “Preludio e Fuga n. 1” tratto dal CD “Das Wohltemperirte Clavier I. Teil” con Enrico Baiano
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Works for clarinet Trio a Primo Movimento Rai Radio 3

Guido Zaccagnini ieri ha recensito a Primo Movimento di Rai Radio 3 la nuova produzione “Works for clarinet Trio” con Eric Hoeprich, Luca Lucchetta e Rocco Carbonara

Clicca qui per ascoltare la recensione

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Le interviste del mercoledì

VOLANDO, VIAGGIANDO, SUONANDO …
Stelia Doz, soprano

Il pianoforte è il primo amore oppure è stata la musica in generale?

Il pianoforte è stato il mio primo amore nel senso di “oggetto che produce suoni”. Infatti il primo strumento che ho avuto, a cinque anni, era un “toy piano”, un giocattolo. L’amore si è trasferito poi a un vecchio sgangherato piano a muro su cui spesso il gatto di casa amava passeggiare producendo lui stesso strane melodie.

Quale è stata l’emozione toccando questo strumento? In che modo si è manifestata la musica nella sua vita?

L’emozione era la meraviglia che provavo nel riprodurre canzoncine che già conoscevo o che avevo appena ascoltato: mi piaceva cantare nei coretti della scuola materna ma ancora di più amavo accompagnare mia sorella grande nella cantoria della chiesa barocca vicina a casa, dove lei si recava ogni domenica e spesso anche di sera, per “provare” inni e canti religiosi con altre ragazze, tutte raccolte intorno a uno strumento che mi sembrava immenso e poderoso: l’organo.

E’ ancora vivo in me il ricordo e l’odore di quelle scale a chiocciola impolverate, coi gradini scoscesi, un difficile percorso a ostacoli da cui si accedeva a un luogo unico, nato forse in tempi antichi e magici e dove, fatto strano per me ma importante, si faceva musica. A casa, poi, ricercavo quelle stesse melodie.

Che ruolo hanno avuto i genitori nelle sue scelte?

I miei genitori mi guardavano curiosi e divertiti da questa mia passione – perché già di passione si trattava – e mi assecondavano, per quanto possibile in una famiglia dalle modeste risorse economiche. Avevano lasciato da poco tutte le proprietà, terreni, la casa e la loro stessa vita a Umago, un paesino della costa istriana, in quella bella terra che non è più italiana ma che lo fu a lungo e che proprio in quegli anni passò alla ex Jugoslavia, ora Croazia. Pur essendo italiani, si erano sentiti stranieri in casa loro e se ne andarono definitivamente quando non gli fu più permesso di parlare la loro lingua.

Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?

Il Maestro è un esempio, come lo sono i genitori. Non può sbagliare perché l’allievo crede ciecamente in lui. L’organista della chiesa barocca mi diede i primi rudimenti ma dopo pochi mesi – forse rendendosi conto che facevo sul serio – mi affidò a un giovane musicista pianista e cantante, per prepararmi all’ammissione al conservatorio. Ebbi poi la fortuna di conoscere e di avere come insegnante, per tutto il corso di pianoforte, un’artista eclettica: Lilian Caraian. Le piaceva scrivere versi, dipingere, suonare e la sua passione mi contagiò. Intima di grandi musicisti triestini di quell’epoca: Dario de Rosa e Maureen Jones; il violinista Renato Zanettovich, il violoncellista Amedeo Baldovino. Il famoso Trio di Trieste. Facevano lezione nell’aula accanto a noi. Lei era dolce con me, eppure ne ero soggiogata; la mia timidezza di allora, inoltre, non mi permetteva di comunicare se non attraverso la musica.

Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con se stessi?

Si, è necessario avere un metodo ferreo per lo studio del pianoforte: occorrono ore di applicazione – soprattutto nel periodo della crescita – proprio perché le mani e le dita si trasformino e si “aprano” per meglio impadronirsi della tastiera. E non è stato facile, soprattutto quando faceva molto freddo, la casa non adeguatamente riscaldata, dimenticare tutto e concentrarsi su un passo difficile di una sonata di Beethoven o di una fuga di Bach. Inoltre al mattino frequentavo la scuola, di pomeriggio studiavo il pianoforte o andavo al conservatorio e di sera i compiti.

Spesso i miei genitori, preoccupati per la mia fatica o per qualche brutto risultato a scuola, mi invitavano a sospendere il corso di studi al conservatorio. Eppure, in quel momento dell’adolescenza in cui non sapevo neanche chi fossi e che cosa avrei fatto in futuro, avevo un’unica certezza: di musica si sarebbe nutrita la mia vita.

La musica comanda?

La musica comanda chi si fa comandare. Intendo che non tutti siamo disponibili ad ascoltare la “lingua musica”. C’è chi è più predisposto e chi lo è meno. Ma se sentiamo un contatto diretto con l’anima, se ne avvertiamo l’emozione, allora vuol dire che possiamo lasciarci andare alla musica.

Avevo 12 anni quando trovai alcuni spartiti di Lieder di Schubert nell’edizione Ricordi. Erano in tedesco ma anche in italiano; allora si usava. Non li conoscevo e me ne innamorai. Così, ogni giorno, dopo un certo numero di ore dedicato alla tecnica pianistica e allo studio di nuove pagine musicali per la lezione successiva, alla fine arrivava il momento più gratificante: quello di Schubert. Suonavo e a cantavo, contemporaneamente, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Capii allora che cantare era facile, più facile che suonare; e non l’ho mai dimenticato…

Le 7 note; secondo lei quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?

Le singole note non hanno potere alcuno, se non quello di incuriosire l’orecchio; soprattutto se ripetute in modo ossessivo possono creare un ambiente, una nuvola sonora in cui esaltare o far riposare la mente.

Lo sviluppo di una frase attraverso più suoni, anche associati al ritmo, ha invece il potere di produrre uno stato d’animo. L’insieme dei suoni, dunque, sia sviluppati in orizzontale, sia raccolti in accordi, può dare sensazioni diverse. Le più comuni sono l’agio o il disagio, la tranquillità o il nervosismo, stimolando esperienze ed evocando ricordi.

Immagino che come tutti gli esseri umani soffra di simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizza? Si basa molto sull’istinto?


Non si può dire che “utilizzo” l’antipatia perché preferisco non avere a che fare con le persone che non mi piacciono. Ma è davvero solo un fatto di “chimica” per cui – nello stesso momento – anch’io probabilmente risulterei non simpatica alla persona da evitare.

Ma quando è antipatico uno studente provo, e quasi sempre riesco, a non farmi coinvolgere, per essere comunque una buona insegnante. Però è davvero difficile che uno studente non mi piaccia.

Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati?

Essere emozionati per emozionare è sempre indispensabile in musica. Cioè è necessario riuscire a riportare alla luce i sentimenti dello stesso compositore nel momento in cui ha composto. Per farlo è indispensabile provare proprio quei sentimenti ed emozionarsi per comunicarli al pubblico. L’esecutore è un tramite.

L’emozione deve però essere costruttiva e non distruggere il messaggio che ci è stato affidato e che – con note sbagliate o con una tecnica non perfetta – perderebbe ogni ragione d’essere.

Essere “troppo sicuri” sembra una frase non esatta, nel senso che la sicurezza viene dalla consapevolezza della propria preparazione; e questo è un bene. La parola “troppo” significa che un esecutore ha bisogno di farsi forza – per superare la paura del pubblico – in modo velleitario: questo non è bene perché ogni riserva mentale impedisce di comunicare realmente.

E’ riconosciuta come un soprano che illumina il palcoscenico ci si riconosce?

No, ma mi piacerebbe sapere chi l’ha detto.

Qualora fosse così, ribadisco ancora che la funzione dell’interprete è quella di comunicare. Se si stabilisce un contatto, uno scambio con il pubblico, il pubblico sentirà e ricambierà.

In che modo la musica aiuta a conoscere la cultura?

La musica nasce per essere arte. Basta inquadrare il compositore nel periodo storico in cui è vissuto e avremo un’idea di quali altri importanti personaggi hanno attraversato la stessa epoca, dai politici agli artisti.

Se poi la musica è associata alla parola, a maggior ragione avremo altre sollecitazioni e riferimenti culturali, dalla mitologia alla poesia, alla leggenda. Se, ancora, la parola associata alla musica è in una lingua straniera (se si esegue ad esempio un Lied o una Mélodie) dovremo comprenderne a fondo il significato.

Ecco perché il musicista dovrebbe avere una notevole cultura.

E’ in arrivo una produzione con l’armonica a mantice di Corrado Rojac, ce ne parla?  

Per me si tratta di una sfida e di un momento di grande curiosità.

La sfida sta nel fatto di riuscire a rendere interessanti musiche e poesie che forse non sono stati considerate capolavori; siamo agli inizi dell’ 800, in un’epoca prolifica dal punto di vista musicale e queste arie da camera di Greggiati forse sono solo imitazioni di autori famosi quali Bellini, Mercadante, Donizetti. Ma che importa?

E’ importante ritrovare in esse l’ambiente salottiero dell’epoca.

La curiosità sta nell’originalità di questo strumento, l’armonica a mantice, che veniva usato nei salotti al pari di un pianoforte e che rende interessante perché ricrea i suoni che fanno rivivere quel mondo. Tra l’altro, lo stesso strumento è stato ricostruito sulle informazioni scritte all’epoca.

In questa produzione è presente il video. Quanto conta il video nella registrazione? (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)

Indubbiamente il video ha un impatto più diretto su chi ascolta rispetto a un normale CD. Si vede da vicino il momento in cui l’esecuzione nasce e si può seguirla passo a passo. Ma per il musicista il video è molto più impegnativo e per varie ragioni: quando si suona o si canta in un concerto si stabilisce un contatto con il pubblico, anche attraverso gli occhi, non solo con la voce o col gesto, e in sala di registrazione il pubblico non c’è. Bisogna immaginarlo.

Quando ci si esibisce in un concerto, l’errore dovuto a una parola o a una nota sbagliata è giustificato dalla “diretta”; lo stesso errore in studio non è tollerato. Se succede sarà necessario ripetere, spesso perdendo concentrazione e ispirazione. E un brano costruito a “pezzi” non può avere l’unità espressiva di quando è eseguito da capo a fine.

Perciò tutto diventa faticoso.

Esiste un compositore che ritiene “il compositore”?

Forse esiste un Compositore unico, ma per genere: Mozart è il compositore per il teatro; Beethoven è il compositore per l’orchestra; Chopin è quello per il pianoforte; Schubert è quello dei Lieder. Ma naturalmente tutto ciò, come ogni generalizzazione, finisce per essere molto riduttivo. Questi stessi musicisti hanno dimostrato la loro grandezza in vari generi; inoltre non posso dimenticare Monteverdi per il teatro del ‘600 né Wagner o Verdi o Puccini per il teatro tedesco e italiano; o ancora la poliedricità di Richard Strauss…

Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perché?

Non esiste un unico “pezzo”. Esiste qualche cosa che piace di più; ma ogni brano è importante se sa emozionare, se riesce a trasmettere ancora il messaggio di chi l’ha scritto.

La sua vita ha una colonna sonora? Qual è?

Non ho una colonna sonora. Mi capita di ascoltare svariati tipi di musica, ma sempre accidentalmente, alla radio. Ma vado volentieri ad ascoltare i concerti sinfonici, alla Scala. A volte penso che – più della musica stessa – amo l’interprete, il direttore e chiunque sappia far vibrare qualche corda, anche se non troppo nascosta.

Stelia Doz insegna? 


Non solo musica …nel senso che l’abbiamo vista “in azione” con le sue allieve e l’impressione è stata quella di una guida dolcissima ma rigidissima, sbaglio?

Insegno con piacere perché gli allievi mi danno molto. Con qualcuno si stabilisce un contatto più intenso, con altri si arriva a scalfire soltanto la superficie ma il bello dell’insegnamento è che più si desidera approfondire, più si va a scoprire la parte nascosta di tutti noi, del docente come del discente.

Dagli allievi mi aspetto lo studio ma soprattutto serietà nel decifrare le pagine musicali. L’autore ha scritto tutto e l’interprete ha il dovere di essere meticoloso nel tentare di comprenderne la personalità, i segni, il mondo interiore da far rivivere attraverso la sua musica. Se non si è sufficientemente seri nello studio non si possono scoprire le “chiavi” di lettura né capire ciò che l’autore ci ha tramandato.

Qual è il sentimento che guida la sua vita?

La sincerità che è sinonimo di verità. Questo mi aspetto anche dagli allievi e dalle loro esecuzioni musicali. Essere “veri”, togliere ogni orpello per lasciar scaturire la realtà del messaggio. Il nostro mondo interiore può rivivere nella musica e riproporre quello del poeta-autore-compositore: basta permettere ad esso di venire a galla.

La musica ci fa entrare “in simpatia” e ognuno di noi rivive qualcosa di suo, ma per qualcuno è la prima volta. Ricordo l’emozione indescrivibile che provai ascoltando una mia compagna suonare la prima Ballata di Chopin a un saggio di pianoforte. Non avevo mai sentito Chopin e credetti che mai avrei potuto suonare così; quando anni dopo, da adulta, con grande circospezione presi lo spartito e provai a leggere le note, scoppiai a piangere per la sorpresa di riuscire a farlo io stessa.

Quali sono i prossimi progetti?

Continuare a vivere nella musica (concerti, seminari, lezioni-concerto, tournée in Oriente) e di musica, con i ragazzi: è bello poter mettere la propria esperienza al loro servizio.

Grazie a Stelia
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Le interviste del mercoledì

VOLANDO, VIAGGIANDO, SUONANDO …

 

Gabriella Perugini, liutista.

Il liuto è il primo amore?

Non è il primo amore, è l’AMORE! Quando ho incontrato per la prima volta un liuto ho sentito che sarebbe stato per sempre. Ogni esecutore ha una particolare sintonia con un periodo storico, con un compositore o con un genere musicale, io credo di possedere un’anima rinascimentale. Infatti tutte le volte che mi ingarbuglio con la tecnologia sfodero una buona scusa: sono donna del Rinascimento!

La prima emozione toccando questo strumento quale è stata?

Come sempre di struggimento e forte commozione…sono fatta così… mi sciolgo facilmente…!

L’emozione più forte però l’ho provata quando ho visto e toccato per la prima volta il liuto costruito da Silvia Zanchi che ho utilizzato in gran parte dei brani registrati nel CD: tutto è avvenuto come in un film al rallentatore per cogliere e assaporare ogni attimo. Ho gustato l’attesa, ho aperto la custodia misurando ogni movimento, l’ho incontrato con gli occhi, con le mani, l’ho accarezzato e ho ancora atteso prima di soddisfare l’udito. Ed è stata gioia pura.

Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte?

Non provengo da una famiglia di musicisti, sono l’unica “pecora nera”, a parte un nonno artista che strimpellava una chitarra. Probabilmente i miei genitori avevano in serbo per me un futuro professionale completamente diverso e non è stato facile far loro comprendere che la Musica non sarebbe stato un passatempo temporaneo. Anche in questo caso ho fatto i conti con l’Attesa, la mia richiesta di uno strumento non è stata accontentata subito, anzi… Ho dovuto sudarmela quella benedetta chitarra! Oggi posso ringraziarli per non avermi accontentata subito. Mi hanno dato il tempo per alimentare il “fuoco sacro” che sentivo ardere: fosse stato un fuoco di paglia si sarebbe spento subito e probabilmente oggi sarei una pediatra o un’insegnante di lettere.

Negli anni mi hanno poi appoggiata e sostenuta: il cd DONNE DI FIORI è infatti dedicato al mio Papà che da qualche mese ci ha lasciati. So che sarebbe straorgoglioso della sua bambina!

In che modo si è manifestata la musica nella tua vita?

A scuola, grazie ad un’insegnante che si chiamava Maria Bellomo; lei mi ha spronata a dedicarmi allo studio di uno strumento. Forse per questo amo così tanto l’insegnamento e spero di essere una buona seminatrice.

Quando ebbi la prima chitarra ricordo che mi sedevo a suonare in fondo al letto dei miei genitori, aprivo le ante dell’armadio dove c’era lo specchio, suonavo quel poco che sapevo fare di fronte all’immaginario pubblico e alla fine dell’esecuzione mi alzavo e facevo un inchino!

Ma la vera spinta per iniziare a dedicarmi alla musica in modo professionale è arrivata più avanti grazie al mio insegnante di Matematica e Fisica, Ferdinando Albertazzi, scrittore e giornalista di Tuttolibri del quotidiano La Stampa. Fra una formula e l’altra comprese quanto fosse forte il desiderio di studiare in Conservatorio, ma le riserve dei miei genitori bloccavano la mia scelta. Convocò a scuola Papà e lo convinse a farmi iniziare il Conservatorio. Dopo quella conversazione “segreta” di cui venni a conoscenza soltanto 30 anni dopo, la famiglia si ammorbidì e iniziò l’avventura musicale. Devo a Ferdinando la mia professione, la sua tenera severità e fermezza nel sostenermi nei momenti di difficoltà professionale, ma non solo! Abbiamo brindato e celebrato successi, concerti in luoghi magici, felici intuizioni, progetti, obiettivi raggiunti, gioie familiari e nei prossimi giorni brinderemo al CD Donne di Fiori!

Con lui, grande ascoltatore e uomo di profonda cultura, si è configurata, in un pomeriggio foggiano, anche la struttura dei concerti multisensoriali che dal 2009 caratterizza il mio essere musicista.

E con lui da oltre 15 anni è nato il progetto Parole di Musica, laboratori musico sensoriali ispirati ai suoi libri e abbinati all’Incontro con l’Autore che sono diventati un’originale ed efficace modalità di promozione della lettura.

Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?

Il Maestro è importantissimo, è una figura di riferimento per tutto il corso di studio e anche dopo. Spesso il suo giudizio, dopo una bella lezione in cui ritenevo di aver suonato adeguatamente, era: “Brava! Non puoi che migliorare!”. Grazie Maestro.

Dal mio Maestro, Pier Luigi Cimma, ho imparato tantissimo e soprattutto devo a lui l’avermi trasmesso l’interesse e la passione per la musica antica, quando del liuto non si sapeva quasi nulla. Lui è stato un pioniere ed io ho percorso gli stessi sentieri e poi ne ho esplorati molti altri.

Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con sé stessi?

Credo si debba essere rigorosi più che rigidi. L’elasticità è indispensabile per riadattarci continuamente alle sfide quotidiane che lo studio di uno strumento musicale presenta. Ci vuole costanza, determinazione, autostima, impegno, passione, amore. Non ricordo tuttavia di aver suonato “per forza” una sola nota, anche quando ripetevo un passaggio migliaia di volte, senza la certezza di un risultato perfetto. Mi sono sempre ascoltata e mi ascolto ancora oggi durante lo studio: se sono stanca mi fermo, se non sono ben disposta e non suono come vorrei, rispetto i miei umori, tenendo sempre d’occhio la pianificazione del lavoro per raggiungere gli obiettivi prefissati nei modi e nei tempi stabiliti.

Durante gli anni di studio al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino ho frequentato in contemporanea anche il Liceo e successivamente l’Università; ho dovuto imparare a gestire lo studio con intelligenza ottimizzando i tempi, saltando da Kant ad una sonata di Sor per poi rituffarmi su un problema di Matematica e riappacificarmi con il mondo suonando un notturno di Regondi.

Uno strumentista è gelosissimo del suo strumento?

Eccome! I miei figli l’hanno capito fin da piccini. Se non riponevo lo strumento nella custodia, mi chiamavano immediatamente per spostarlo, ma non lo toccavano. Il liuto di mamma è sacro. Lo strumento è il prolungamento di un artista, contiene l’anima e la personalità di chi lo suona. Come non essere affezionati all’oggetto che libera e trasforma in suono le emozioni?

La musica comanda?

La musica ti possiede, è un’amante esigente e chiede di essere rispettata. Le mani, la mente e il cuore sono al servizio della Musica, supremo ideale di Bellezza.

Le 7 note, secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?

Questa domanda è insidiosa, soprattutto per chi suona strumenti traspositori come il liuto, senza contare il diapason antico che pare fosse intorno a 415hz. Senza entrare nelle questioni tecniche e filologiche, intendo dire che suonare musica antica con strumenti a pizzico abitua a essere molto flessibili con l’intonazione. La nota scritta “MI” risulta fisicamente un SOL se emessa con un certo liuto, oppure un FA DIESIS, o un MI su un arciliuto o tiorba. In questa macedonia di intonazioni non saprei connettere un suono con un’emozione o un sentimento, ritengo però di provare maggior piacere nel suonare determinate combinazioni di suoni. Alcune sonorità le sento in modo più viscerale, altre le percepisco come fossero più distaccate, meno familiari.

Immagino che come tutti gli esseri umani soffri si simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto?

Di solito gli artisti posseggono una notevole capacità percettiva. Esprimendomi in termini più musicali direi che percepisco maggiore o minore sintonia a livello energetico vibrazionale. E’ un modo di dire comune “non essere sulla stessa lunghezza d’onda”, infatti con alcune persone vibro meglio e con altre sono in dissonanza,

Patisco le dissonanze, amo l’armonia anche fra gli esseri umani. Con l’esperienza ho imparato a fidarmi del mio istinto nei rapporti con gli altri, a lungo termine le prime percezioni si sono sempre rivelate quelle più vere.

Non penso che l’antipatia sia una difesa, semplicemente con alcune persone vibro meglio. E con le altre se posso scelgo di non percorrere un pezzo di strada insieme, anche perché probabilmente la sensazione è reciproca.

Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati<14px>?

Assolutamente sì se la troppa sicurezza sfiora la presunzione. E’ necessario essere sicuri quando ci si relaziona con il prossimo e, nello specifico, quando si deve suonare in pubblico, sicurezza ed emozione sono in costante oscillazione per il mantenimento di un accettabile equilibrio. La sicurezza è consapevolezza di aver suonato con massimo impegno tendendo alla perfezione (la perfezione assoluta non è concessa a noi umani!), l’emozione è invece un mix di responsabilità, paura, tensione, ma è la condizione necessaria per esprimere il nostro essere. Purchè l’emozione non diventi panico, in quel caso forse sarebbe opportuno riconsiderare la propria professione.

Sei riconosciuta come un interprete raffinata ti ci riconosci?

Credo sia un grandissimo complimento: la raffinatezza è il tramite per raggiungere il Bello. L’arte è raffinatezza a prescindere, il suono del liuto è raffinato e delicato per sua natura, la sua forma segue alti canoni estetici, il mio compito è quello di connettermi con la sua bellezza e raffinatezza e dolcemente dialogare sullo stesso piano sonoro. Effettivamente mi riconosco nella continua ricerca di raffinatezza, nella musica e nella vita di tutti i giorni, così come nella calma e tranquillità che il suono del liuto emana.

In che modo la musica aiuta a conoscere la cultura?

Musica, arte, letteratura ecc sono facce di uno stesso diamante. La Musica è il completamento sensoriale di altre facce: ad esempio, osservo un dipinto di Caravaggio e prediligo la vista, ma se ascolto la musica che probabilmente apprezzava lo stesso pittore saprò cogliere altre sfumature. La Musica apre canali sensoriali che predispongono alla fruizione di qualsiasi altra forma d’arte e cultura. Ormai i neuroscienziati ci hanno raccontato quali sono gli straordinari effetti positivi della musica nella relazione con l’essere umano fin dalla nascita. Una delle conseguenze della pratica della musica è la plasticità del cervello, che permette di aumentare le sinapsi e aumentare la capacità di collegamento fra le conoscenze. Mi piace sentirmi una portatrice sana di Cultura e i miei concerti multisensoriali nei quali sviluppo la stessa tematica nei linguaggi musicale, poetico e artistico figurativo è la dimostrazione di quanto la Musica sia un collante culturale. Nei secoli scorsi i filosofi e gli intellettuali hanno sempre disquisito circa la predominanza della poesia sulla musica o viceversa. Non credo sia così importante stilare una classifica sulla forma di espressione culturale più o meno trainante, ma sostengo fermamente che la Cultura sia un’architettura soggettiva e ogni individuo abbia le capacità di combinare gli elementi costruttivi in modo assolutamente personale. Nel mio caso il canale preferenziale è quello musicale grazie al quale esploro il mondo dell’arte, ma anche la letteratura e la poesia e poi ricerco il pensiero che ha originato un brano musicale e così mi dirigo nel campo dell’estetica e della filosofia, studio i periodi storici, le consuetudini, la moda, i profumi e i gioielli. Insomma tutto è meravigliosamente connesso!

Ci parli del progetto che hai iniziato assieme a Limen? Che ricordo hai della registrazione in Limen?

Nulla accade mai per caso. E l’incontro con Michele e Raffaella di Limen sono la dimostrazione. Ho sempre rifiutato o tergiversato quando in passato mi proponevano registrazioni, ma la telefonata di Raffaella ha abbattuto le mie barriere antiCD.

Avevo paura di non riconoscermi nella registrazione, di ottenere un risultato “falso”, non emozionale, freddo, insoddisfacente. Amo il contatto con il pubblico che rende ogni concerto unico, trasforma e arricchisce continuamente l’artista, di conseguenza la mia idea di registrazione e produzione di un CD sono sempre stati sinonimo di sterilità, il canto del cigno della musica.

Eppure la proposta di Limen è nata sotto una buona stella e sono estremamente soddisfatta del risultato. Ho dovuto ricredermi e mi sono appassionata sempre di più al progetto che ha preso vita insieme a Michele e Raffaella grazie a lunghe e distese riflessioni che spaziavano dalla musica alla filosofia, alla scultura, al cibo, alle storie personali e familiari, al cagnone Buddy, a gatti e gattine… La sintonia è stata immediata e abbiamo condiviso giornate indimenticabili in cui mi sono sentita accolta, coccolata, seguita, sostenuta.

Limen possiede una tecnologia molto avanzata, ha una sala di registrazione strepitosa, una vera e propria sala da concerto che permette al musicista di suonare come se fosse di fronte al pubblico. Tutto è estremamente discreto e performante, la sala regia è separata e non a vista, nonostante ci siano occhi e orecchie ovunque si ha la sensazione di essere nell’intimità del proprio studio. E con queste premesse mi sono dedicata al suono, ad imprimere emozioni e intenzioni ad ogni nota, a giocare sulle sfumature, ad accarezzare le corde fisiche e quelle del cuore. Non nascondo che spesso mi sono emozionata durante alcune esecuzioni, come accade a volte in situazioni “magiche”. Mi riascolto e rivivo quelle emozioni e spero che succeda a chi mi ascolterà a distanza.

La mia proposta tematica sulle Donne di fiori ha preso forma ed è diventata un progetto che prevede un secondo titolo nel 2020 dedicato al Barocco.

Donne di fiori nel Rinascimento racconta storie di donne del passato attraverso la voce del liuto. Ogni brano è scelto perché ha uno specifico riferimento al mondo femminile e al tema della natura, campo di indagine storica che mi sta particolarmente a cuore. Ho fatto molte ricerche musicologiche sugli autori, sui singoli brani per poter percepire e sentire le stesse emozioni di quelle donne, di quei compositori. Così come uno scrittore non si immedesima in un personaggio, ma è il personaggio, pensa, si muove e agisce in quella realtà, anch’io sono diventata tutte quelle Donne di fiori e ho sentito la loro disperazione o la loro felicità, ho danzato con loro, ho indossato i loro scomodissimi abiti e le ho riportate in vita oggi grazie alla magia della musica

Quando conta il video nella registrazione? (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)

L’ascolto senza vista è un’invenzione dell’ultimo secolo. Da sempre la musica si ascolta e si osserva che la produce. Il gesto dell’artista raccoglie tutta l’energia che sprigionerà nell’esecuzione e il movimento delle dita è una danza aggraziata ed affascinante.

Grazie all’app di Limen l’ascoltatore può partecipare all’esecuzione in modo più completo dal punto di vista sensoriale, comodamente seduto sul divano di casa.

La musica con il video annesso diventa più umana, più viva, anche considerando l’effetto dei neuroni specchio che ci consentono di percepire le emozioni riflesse nell’artista che si sta ascoltando e soprattutto guardando.

Esiste un compositore che ritieni “il compositore”?

I compositori rinascimentali e barocchi sono considerati “minori” dalla maggior parte degli ascoltatori. Non penso sia facile trovare un autore assoluto. La selezione di compositori compresa in Donne di fiori comprende già i compositori che amo di più. Se invece mi allargo ad un repertorio non solo liutistico, penso che Mozart rappresenti la genialità nell’apparente semplicità formale, mentre Bach sia il genio della costruzione musicale.

Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perché?

Ci sono dei pezzi che diventano “il pezzo” quando si caricano di qualche emozione molto intensa. Ad esempio la Venetianer Tanz d Newsiedler mi ricorda il matrimonio di mio figlio Luca perché ha accompagnato l’ingresso della sposa. Come questo esempio tanti altri brani hanno una storia personale e mi regalano ogni volta le stesse sensazioni.

La tua vita ha una colonna sonora? Qual è?

Sì, nella mia testa frullano musiche e suoni costantemente. Nei miei momenti di silenzio non sono mai sola, sono sempre accompagnata dalla musica che non c’è perché non è fisica, ma è una costruzione mentale, può essere la continuazione delle musiche che ho suonato in precedenza oppure un insieme di ritmi e melodie, energia che si muove e prende la forma dei suoni.

I prossimi progetti?

Suonare, suonare, suonare! Ho intenzione di dedicarmi alle Donne di fiori e portare questo progetto in luoghi storici, castelli, residenze storiche o naturalistiche. Vorrei che la mia musica entrasse nei tesori artistici del nostro territorio per diffondere la bellezza attraverso la musica in contesti d’eccellenza. Mi sto anche dedicando alle musiche sabaude barocche al tempo della prima Madama Reale Maria Cristina di Francia che furono già oggetto della mia tesi di Laurea e le riporterò “a casa”.

Continua la collaborazione con la danzatrice Annagrazia D’Antico al nuovo progetto in cui la musica del liuto incontra la danza contemporanea.

E la relazione fra liuto e natura sta dando origine ad una serie di progetti con il compositore pistoiese Andrea Mati che già ha composto tre brani per liuto dedicati a me.

Dal punto di vista didattico continuo a seguire il progetto per bimbi da 0 a 6 anni con mamma e papà e in particolare le mie scuole a indirizzo musicale CRESCENDO IN SOL, perché non è mai troppo presto per esprimersi con la musica.

Qual è il sentimento che guida la tua vita?

L’armonia e la pace interiore, terreno fertile per l’espressione artistica

 

Grazie a Gabriella

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GLOBAL MUSIC AWARDS 2020

Condividiamo con gioia la notizia diffusa da MIA ARTIST MANAGEMENT – agenzia che cura l’attività della mezzo soprano Benedetta Orsi.

La produzione LIMEN è in nomination per le seguenti categorie:

  • Miglior Disco
  • Miglior Nuova Uscita

e la nostra Benedetta è in nomination per la categoria:

  • Miglior Artista Femminile

MIA ARTIST MANAGEMENT

 

 

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Le interviste del mercoledì

VOLANDO, VIAGGIANDO, SUONANDO …
Benedetta Orsi, mezzosoprano
  • E’ il canto Il primo amore?
C’è poco da fare… devo sempre avercelo avuto nel sangue. Fin da piccolina mi piaceva indossare i vestiti da sera di mia mamma, le scarpe col tacco, mettermi il rossetto ed impugnare la spazzola per cantare davanti allo specchio. 
La musica ha sempre emozionato la mia vita, fin dal principio… ricordo benissimo quando, ancora nella culla, i miei genitori mi portavano in parrocchia la domenica per la Santa Messa e appena l’organo cominciava a suonare, io iniziavo a piangere ininterrottamente per l’emozione.
Dicono che i bambini piccoli ricordino difficilmente i primi anni della loro esistenza, ma io ho un ricordo ben vivido di quei momenti e di quelle sensazioni che ancora oggi, riescono ad emozionarmi come il primo giorno. 
  • Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte? 
I miei genitori sono sempre stati la mia forza, la mia spalla ed i miei più grandi fans. Mi hanno sostenuto ed aiutato fin dal primo momento, nonostante i dubbi e le paure. Quando hanno capito che non erano i cd a cantare ma io, mi hanno domandato se mi fosse piaciuto andare a scuola di canto e da li è nato tutto. Non hanno mai smesso di supportarmi, aiutarmi e spronarmi a dare il meglio di me. Non credo sinceramente che ce l’avrei fatta se non avessi avuto accanto il mio babbo e la mia mamma! Sono loro i miei veri ispiratori, sono loro, con la loro forza ed il loro amore, che mi hanno permesso, attraverso il canto, di esprimere tutti i sentimenti che, fin dal primo giorno in cui sono nata, mi hanno trasmesso ed inculcato. È a loro che devo dire Grazie ed a loro che dedico questo nuovo cd! 
  • Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita? 
Il Maestro… avrei da parlare per ore… Il Maestro è importantissimo per guidarti passo dopo passo nello scoprire il tuo strumento, la tua personalità, le tue emozioni… insomma, il tuo “Io” più nascosto e segreto! Sergio Bertocchi è stato ed è tutt’ora il mio Grande Maestro di Musica, Canto e Vita ma anche un meraviglioso Artista, un fidato Amico e un Grande Uomo! Se i miei sogni stanno sempre più diventando realtà, lo devo soprattutto ed anche a lui: ha lottato insieme a me nonostante tutto e tutti, mi ha sostenuta nei momenti bui e lasciata andare quando era il momento che facessi le mie esperienza. Tuttora non posso fare a meno di rivolgermi a lui per dubbi, consigli, suggerimenti e risate! Sì, anche risate, perché oltre ad essere un insegnate bravissimo ed onesto è, in primis, un amico con la A maiuscola, con il quale si può parlare di tutto e sul quale puoi sempre contare. Non ci saranno mai abbastanza parole per esprimergli la mia gratitudine ed il mio affetto!
  • Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con se stessi?
Credo che una certa dose di rigidità sia assolutamente necessaria, soprattuto per quanto riguarda la costante pratica ed esercizio. 
 Non si finisce mai di imparare, non si finisce mai di apprendere…anche se hai già cantato un ruolo diverse volte, ogni momento che aprirai quel meraviglioso spartito potrai scoprire nuove sfaccettature, interpretazioni, differenze tecniche che fino a quel momento non avevi ancora considerato. 
Per quanto mi riguarda, cerco sempre di dare il massimo quando affronto un nuovo o vecchio repertorio/progetto, partendo sempre dalla base per poi arrivare ad ottenere un risultato più vicino all’ottimale possibile. 
  • La musica comanda?
La musica completa 
  • Le 7 note, secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?
La nota che raggiunge il mio cuore è il Mi. Non so come spiegarlo, ma riesce al tempo spesso a toccare la parte più intima di me con il suo suono “melodico e caldo”. 
  • Immagino che come tutti gli esseri umani soffri di simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto? 
L’antipatia può essere considerata una difesa ma al tempo stesso può essere una lama a doppio taglio. Nel nostro ambiente bisognerebbe cercare di essere sempre “politically correct”, anche quando talvolta vorresti girare l’angolo anziché incontrare alcune persone. Purtroppo, uno dei miei grandi difetti (ma che io reputo un pregio in quanto non mi reputo una persona falsa od ipocrita) è che se non ho grande stima o simpatia per qualcuno, me lo si legge chiaramente ed esplicitamente sul volto… L’istinto per me è molto importante e grazie al cielo, fino a questo momento, non ha mai fallito! 
  • Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati?
Assolutamente si. La troppa sicurezza di sé rimuove l’adrenalina e quella lieve paura prima di entrare in palcoscenico o di esibirsi in qualsiasi maniera ed ambiente. E’ bene essere sicuri della propria preparazione, del proprio “allenamento vocale”, del proprio strumento ma la voce è una grande incognita, controllata da ciò che ci accade minuto per minuto.. le emozioni sono il motore che conduce la nostra vita e per un cantante, la propria voce.
  • Sei riconosciuta come una voce calda, duttile. Ti ci riconosci
Assolutamente si… alcuni tra i complimenti più belli che abbia mai ricevuto sono proprio legati al mio timbro vocale ed al colore della mia voce, considerata come “una coperta avvolgente”. Niente di più espressivo potrebbe rendermi felice.  Grazie a quella che considero una solida tecnica vocale, sono sempre riuscita a spaziare in diversi repertori lirici con abbastanza facilità e successo. 
  • E’ in arrivo un CD, ce ne parli
Sono orgogliosissima e felicissima di presentare questo cd, ma soprattutto della fantastica ed armoniosa collaborazione con Raffaella e Michele di Limen Music. Questo album ha un significato molto importante per me ed è molto caro al mio cuore: il titolo, La voix de l’amour, significa La voce dell’amore, e rappresenta la scoperta di una voce, a mio parere, ancora più calda e duttile degli inizi. Questo perché l’amore che è entrato a far parte della mia vita da quasi 3 anni a questa parte la ha ufficialmente resa completa e ha permesso ai sentimenti veri, profondi e sinceri di scaturire finalmente dalla mia voce senza nessuna costruzione od imposizione. Questa completezza e questa riscoperta intima ed emotiva del mio Io più profondo la devo completamente al mio grande Amore e marito Darwin Aquino. 
  • Con che criterio hai scelto i compositori
Devo essere sincera…sono andata molto ad istinto e a preferenze musicali personali. Amo la musica francese e da qui la prima idea di ricercare brani tratti dal suo repertorio operistico e cameristico. E’ stata una scelta lunga e ponderata.. al principio ho pensato ad un filone periodico o stilistico ma poi, seguendo il significato del titolo dell’album, ho voluto rappresentare e cantare l’Amore in tutte le sue sfaccettature: l’amore per la patria in Tchaikovsky e Thomas, l’amore per Dio nella Priere di Gounod, l’amore contorto e sensuale di Carmen e l’amore ingannevole di Samson e Dalila. 
  • Da anni vivi e lavori in America, perchè hai deciso di volare in Italia per incidere?
Come ti dicevo precedentemente, vado molto ad istinto e quando Limen Music mi scrisse qualche anno fa proponendomi una collaborazione per una nuova uscita musicale, ho sentito una positiva scossa di adrenalina scendermi lungo la schiena. Fin dai primi momenti di scambio elettronico di mail con Raffaella ho riscontrato una persona professionale, organizzata a massimi livelli, pienamente coinvolta nel creare un grande prodotto musicale da poter presentare ad un vasto pubblico.. insomma, una grande immagine per rappresentare una grande casa discografica. Cosa avrei potuto chiedere di più? E posso affermare di non essermi sbagliata di una virgola. Lavorare con Michele è stata l’esperienza più rilassante e producente che mi sia mai capitata fino ad ora…e sappiamo bene che comunque, nonostante i tanti difetti, l’Italia rappresenta sempre un grande marchio di qualità!!! 
  • Quanto conta il video nella registrazione? (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)
Il video è un ulteriore mezzo di trasmissione dell’arte, in questo caso della musica e credo che completi a pieno un prodotto. Vedere un artista durante la sua performance rende ancora più speciale il risultato e permette all’ascoltatore di arrivare al cuore dell’artista. 
  • Esiste un compositore che ritieni “il compositore”?
Nell’ambito operistico, ritengo Verdi “il compositore”… la maestosità delle sue orchestrazioni, la drammaticità dei libretti delle sue opere, le linee veristiche delle sue melodie…qualcosa di spettacolare! 
  • Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perchè?
Non credo ci sia un “pezzo”…ogni brano, racchiude qualcosa di importante e misterioso, ogni nota arriva alla tua anima racchiudendo una piccola parte di te e per questo penso che tutta la musica sia un grande “pezzo”! 
  • La tua vita ha una colonna sonora? Qual è?
La mia vita è una colonna sonora ed è un po’ come un’opera… ogni fase importante, ogni momento difficile, ogni sorriso sono collegati ad una melodia o ad una canzone. Non per forza tratta dal repertorio classico… La mia vita è una grande collection di blues, musica sinfonica, pop, opera e cabaret! Ed è bellissima!!! 
  • Qual è il sentimento che guida la tua vita?
Assolutamente l’amore, unito al rispetto. Sono sempre stata molto fortunata nella mia vita e i miei genitori mi hanno insegnato a riconoscerlo ogni giorno! 
Ho una famiglia che si ama alla follia, che si sostiene a vicenda e che è la mia più grande spalla. Unita a loro, mio marito completa questo grande cerchio della vita. Ho a fianco ogni giorno un uomo stupendo, che farebbe e fa di tutto per me, che cammina passo dopo passo tenendomi per mano, accompagnandomi nei momenti difficili e correndo con me nei momenti più gioiosi! Quando hai l’amore, la tua vita diventa completa. Ci ho messo un po’ a scoprirlo, ma finalmente adesso lo so anche io! 
  • Quali sono i prossimi progetti?
Tanti, belli, emozionanti ed avventurosi…insomma, non mi fermo mai!!! 
Il primo e più importante è un progetto personale e familiare, ossia quello di diventare presto mamma e di cercare di essere almeno un decimo di quanto spettacolare è stata la mia mamma per me. 
Dal punto di vista lavorativo, ho un tour di concerti pronto per partire con il lancio di questo meraviglioso CD: diverse tappe negli States con orchestra diretta da mio marito e per la stagione 2020-2021 in Spagna e possibili tappe Francesi e Sud Americane. Ma dovrete seguirci un po’ più a fondo per scoprire di più!!! 
Grazie a Benedetta
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Benedetta Orsi in concerto per “La voix de l’Amour”

07 Dicembre 2019 a St. Louis
Benedetta Orsi Aquino presenterà durante il Concerto di Natale la produzione Limen “La Voix de l’Amour”
Potrai vederla e ascoltarla in “Habanera” sulla App www.limenmusic.com
L’iscrizione è gratuita e nella sezione “Library & Bonus” Troverai i Promo delle produzioni
Amazon: https://amzn.to/2DTwNkB a breve nuovamente disponibile

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“Reeds for two” con Francesco Giardino e Giuseppe Scigliano

Anna Menichetti presenta e recensisce su Radio Svizzera Italiana la produzione Limen

Clicca qui per ascoltare

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La Rassegna Musica da Leggere

Durante la bellissima iniziativa “Musica da Leggere” promossa dal Conservatorio G. Verdi di Milano verrà presentata la produzione “Romanze per voce e armonica a mantice di Giuseppe Greggiati; pagine sconosciute del Belcanto italiano” con Stelia Doz e Corrado Rojac

Martedì 21 Aprile 2020 alle ore 18.00

 

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Gabriella Perugini nel Rinascimento

Gabriella Perugini liutista piemontese entra nella squadra Limen con una produzione dedicata alle “Donne di Fiori” nel Rinascimento.

 

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