Viaggiando, Volando, Suonando …

“Viaggiando … Volando … Suonando”.

Enrico Baiano, clavicembalista, fortepianista e clavicordista.

Il cembalo è il primo amore, immagino di no?
E.B.: No, ma è venuto comunque prestissimo, a 15 anni. Studiavo con passione il pianoforte e amavo particolarmente Bach e Scarlatti; ad un concerto dei Musici, celeberrima formazione cameristica, vidi per la prima volta un clavicembalo e fui attratto dalla sua ‘stranezza’: due tastiere, il colore dei tasti invertito, cinque pedali! Si trattava in effetti di uno di quegli strumenti industriali che nulla hanno di storico, normalmente usati fino ai tardi anni Settanta, ma per me era affascinante come un’astronave. Maria Teresa Garatti, la clavicembalista del gruppo, dopo il concerto mi permise di suonarci sopra per un po’, e ancora oggi le sono grato!

La prima emozione toccando questo strumento quale è stata?
E.B.: Mi è sembrato che i tasti e la meccanica fossero il prolungamento del mio corpo, e che nello stesso tempo lo strumento mi abbracciasse e fosse lui a suonare me…

In che modo si è manifestata la musica nella tua vita?
E.B.: I miei genitori amavano la musica e spesso noi bambini giocavamo mentre un disco suonava sul giradischi; un bel po’ di repertorio ci è entrato in testa così, senza rendercene conto. E poi, banalmente, con la pubblicità in televisione: molti prodotti erano presentati con l’accompagnamento di brani famosi, e io ancora oggi non posso ascoltare le Danze dal Principe Igor di Borodin o il concerto per violino di Ciaikovskij senza associarli a determinati marchi…

Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte?
E.B.: Sempre presenti e incoraggianti, e mai invadenti; attenti a capire le esigenze, i sogni e le ambizioni di noi ragazzi, si sono guardati bene dal puntare su di noi come su cavalli da corsa che dovevano a tutti costi ‘fare bella figura’. Mia madre per la verità non fece esattamente dei salti di gioia quando decisi di occuparmi a tempo pieno del clavicembalo, che non amava. Ma in seguito fu contenta di vedermi felice e ben avviato; purtroppo è mancata presto e non ha potuto vedere il resto.

Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?
E.B.: Sì ad entrambe le domande. Se è un Maestro con la A maiuscola conquista completamente il cuore dell’allievo, al punto che questi è disposto a tutto per suscitarne l’apprezzamento, è sensibile alle sue posizioni politiche, etiche, esistenziali.

Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con se stessi?
E.B.: Domanda terribile!! Io mi sento sempre in colpa di non studiare abbastanza, di non studiare abbastanza bene, di non studiare ordinatamente, di non leggere abbastanza testi, articoli e ricerche afferenti ai vari campi di cui mi occupo, di non seguire abbastanza convegni, concerti, manifestazioni… e l’elenco dei rimproveri potrebbe continuare!

Uno strumentista è gelosissimo del suo strumento, ti capita?
E.B.: Io no, per la verità… Non ho problemi a prestare uno strumento ad un collega o a lasciarlo suonare a qualcuno che per caso ci si trova davanti, per esempio dei ragazzini che vengono a parlarmi dopo un concerto; dopotutto io ho cominciato così. Paradossalmente, sono molto più ansioso con gli strumenti del Conservatorio; quelli servono per le lezioni, per lo studio, per le prove: se vengono maltrattati e danneggiati per incuria o incompetenza (succede, succede!) la riparazione può richiedere tempi lunghi, con grave danno per tutti.

La musica comanda?
E.B.: Sì… Bisogna capire le sua logica interna e mettere in campo tutte le proprie capacità tecniche, espressive e immaginative per comunicare al mondo il ‘racconto’ di ogni brano. A volte la ‘storia’ è così urgente che esce da sotto le dita prima ancora che il l’analisi abbia decodificato il significato sotteso al segno. La musica comanda anche in un altro senso: quando un brano a cui sto lavorando non mi è chiaro, quella musica mi perseguita, suona e risuona nella mia testa anche mentre mi occupo di altro, perfino mentre dormo; e mi fa anche i dispetti, per esempio cominciando per poi arrestarsi nel bel mezzo della seconda pagina e riprendere daccapo, per dieci, venti volte… tutto questo magari mentre faccio la spesa o stendo il bucato… quasi a rimproverarmi che sto perdendo tempo invece di studiare!

Secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?
E.B.: Beh, nel corso degli ultimi secoli la cultura occidentale ha elaborato un vero e proprio vocabolario di figure musicali portatrici dei più varie specifici significati espressivi… anche un non musicista riconosce la differenza tra una marcia nuziale e una marcia funebre, tra un brano espressivamente tormentato e uno vivace e solare. Poi naturalmente ci sono sensazioni puramente soggettive: c’è un passaggio, nella Sonata K 132 in do maggiore di Scarlatti, che per me esprime lo stato di totale prostrazione di un individuo reduce da una serie di esperienze spaventose e annichilenti, che ora si guarda intorno con sguardo sperduto e supplica di non colpirlo più. Nella parte centrale del Terzo Concerto per pianoforte e orchestra di Béla Bartók vivo il senso di stupore suscitato da una foresta alle prime luci di un’alba estiva: tutt’intorno si avverte il risveglio della foresta e il canto dei primi uccelli, in un crescendo che culmina con la gloriosa apparizione del sole attraverso le fronde. Potrei citare altre dozzine di passaggi nei quali pochi secondi di musica richiedono spiegazioni di decine parole.

Immagino che come tutti gli esseri umani soffri di simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto?
E.B.: Non so dare una risposta compiuta… non so se l’antipatia sia una forma di difesa, e penso che non sia giusto giudicare sommariamente qualcuno o qualcosa che si conosce poco; però devo ammettere che se in tre o quattro casi avessi dato ascolto al mio primo istinto non mi sarei condannato a trascinare per anni situazioni spiacevoli, destinate comunque a finire male.

Sei riconosciuto come virtuoso e rigoroso interprete della musica antica, uno dei più completi ed interessanti, ti ci riconosci?
E.B.: …devo studiare di più!

Cosa trovi in questo “tempo” che lo rende adatto a te?
E.B.: La possibilità, tramite il web, di reperire e consultare facilmente fonti, testi, ricerche, informazioni, di confrontare i saperi, di venire a contatto con realtà lontane, diverse e affascinanti; le conquiste civili, la democrazia, sperando che duri… E poi il riscaldamento, le cure mediche, l’anestesia, la lavatrice eccetera!

In che modo la musica antica aiuta a conoscere la cultura?
E.B.: Insegnandoci a chiedere alla pagina musicale ben più delle semplici note. A partire dal tardo Ottocento l’editoria musicale ha creduto di aiutare gli esecutori sovraccaricando il testo di una miriade di indicazioni agogiche, dinamiche, fraseologiche; indicazioni che molto spesso erano completamente inadatte allo stile della musica di 50, 1000 o 150 prima. Ne è derivato un doppio danno per generazioni di studenti, che da un lato hanno assimilato un testo corrotto credendolo autentico, dall’altro si sono adagiati su una passiva accettazione di quello che hanno davanti. Una pagina di musica antica mostra un’apparente nudità, sembra non comunicare altro che altezze e durate dei suoni: ma le informazioni sono tutte lì, sottese al testo; testo che va decifrato, indagato e interrogato alla luce di dei codici propri della prassi esecutiva del tempo. E questi codici non sono regolette da applicare pedissequamente e acriticamente; l’esecutore partecipa attivamente alla costruzione e realizzazione dell’opera. Questa volontà di prendersi tutto il tempo che si vuole per scavare, per andare oltre l’apparenza e la prima superficiale impressione è un’attitudine importante in un periodo dove tutto viene ‘bruciato’ istantaneamente.

Fai parte di coloro che credono che Bach sia il massimo della musica?
E.B.: No. Amo Bach alla follia ma non amo le graduatorie; ciò che esiste non può essere ridotto a un ordine lineare.

Bach è rigoroso o divertente?
E.B.: Rigoroso, divertente, sensuale e astratto, impetuoso e contemplativo, capace di passione come di ironia e distacco…

Cosa ha Bach più degli altri? Perché gli hai dedicato tanto tempo?
E.B.: Come dicevo prima, non mi piace fare graduatorie o paragoni, sempre riduttivi. Dirò che in Bach la particolare combinazione di tutte le sfumature del pensiero e del sentimento, la sintesi tra antico e moderno, tra i vari stili nazionali… tutto sta in un equilibrio perfetto e affascinante, che si intravede e si insegue ma non si riesce mai ad eguagliare in pieno. Alla fine di ogni esecuzione si prova un senso di grande benessere, ma anche la voglia di ricominciare, per vedere se si riesce a fare di meglio.

Perché hai deciso di incidere tutto a memoria?
E.B.: Non l’ho deciso… mi viene spontaneo suonare a memoria un pezzo che studio da un po’; tecnicamente mi sento più a mio agio e inoltre – citando liberamente Couperin – posso abbandonarmi a ciò che l’immaginazione mi suggerisce. Se però la memoria non viene spontanea e lo studio non risolve i dubbi (con l’età questo comincia a succedere…) non mi faccio scrupolo di leggere; ciò che conta è la musica, e non posso rischiare di comunicarla in maniera incerta o deconcentrata perché devo dimostrare che so tutto a memoria.

Ci parli dei tuoi strumenti?
E.B.: Ho un clavicembalo di stile franco-fiammingo costruito da Olivier Fadini e ispirato ad uno strumento di Etienne Blanchet del 1733; dico ‘ispirato’ invece di ‘copia di’ perché pur essendo rispettoso dell’originale ha una lieve modifica espressamente richiesta da me: tre note in più all’acuto, che lo portano al sol, e tre al grave: MI-RE-DO gravissimi. L’estensione acuta mi permette di eseguire il repertorio iberico del Settecento. Ma sono le note gravi quelle che ho più desiderato: mi servono per raddoppiare il basso in passaggi sonori, solenni e grandiosi; evocano il pedale dell’organo o i bassi dell’orchestra e rendono il suono più profondo e corposo. Una volta assaporato l’effetto del basso profondo in certi passaggi delle opere di Bach (soprattutto nelle Toccate e nei concerti trascritti dall’orchestra) e in certe Sonate di Scarlatti non è facile riadattarsi alla ‘normalità’.

Ho poi vari strumenti realizzati da Ugo Casiglia: un clavicembalo di stile portoghese, copia da Antunes 1785, un clavicordo copia da Friederici e due fortepiani: una copia da Silbermann 1749 e una da Walter 1795. Ho anche un ‘ospite’: un altro clavicordo di Casiglia, copia da Specken, che un’amica mi ha gentilmente prestato per una prossima registrazione. E poi ho un bellissimo clavicordo a 5 ottave realizzato da Ferdinando Granziera.

Purtroppo la mia casa è piccola, e questi strumenti sono sparpagliati in vari luoghi. Amo ognuno di essi, e ciascuno ha la sua storia, la sua personalità e il suo motivo di essere. Può stupire la presenza di ben tre clavicordi… ebbene, il clavicordo è forse il più affascinante, il più esclusivo, il più difficile degli strumenti a tastiera. Il suono è flebile, ma capace di infinite sfumature; il tasto è difficile da dominare e impietoso verso la sia pur minima imperfezione del tocco, ma premia la fatica con un piacere intimo, riservato, sublimato; la concentrazione necessaria a suonarlo porta a uno stato vicino a quello della meditazione trascendentale… Temo che questo fascino possa essere pienamente apprezzato solo dall’ascolto dal vivo in una sala non troppo ampia.

E i fortepiani… il Silbermann è adatto al repertorio fino a circa il 1770; non è facile da dominare (la meccanica fiorentina applicata alla cassa alla tedesca ha come conseguenza l’appesantimento della meccanica) ma rende a meraviglia certe pagine di Bach, Scarlatti e autori subito seguenti; ha un suono potente nei bassi, caldo e ed espressivo nei medi, flautato negli acuti: nelle fughe sembra quasi di sentir dialogare strumenti diversi. Il Walter è ovviamente adattissimo alla letteratura a cavallo tra fine Settecento e inizio Ottocento (diciamo fino all’op. 26 di Beethoven), ma io lo uso anche per il repertorio dal 1770 in su. Solo questioni logistiche (ed economiche, ahimè) mi hanno finora impedito di procurarmi un bel Graf per spingermi oltre…

Quali sono i prossimi progetti?
E.B.: Dopo aver concluso il Clavicembalo ben Temperato (che incido sui tre strumenti, clavicembalo, clavicordo e fortepiano Silbermann) sarà la volta delle Sonate per flauto e tastiera di Bach con Tommaso Rossi, grande musicista e fraterno amico. In questo caso userò il solo Silbermann: il connubio tra il suo suono e quello caldo, tondo, notturno del traversiere è perfetto; il fortepiano può assecondare le più piccole inflessioni del flauto, e il risultato è di totale soddisfazione.
Dopo questo progetto ho intenzione di continuare con Bach: il dubbio è solo se prendere subito la strada delle Toccate, del Concerto Italiano, dell’Ouverture Francese, o se fare prima un’incursione nel mondo delle Suites e Partite. E poi c’è tutto il mondo del fortepiano da esplorare: da C. P. E. Bach a Haydn, Clementi, Mozart, fino a Beethoven e Schubert… insomma, le dita fremono!

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Viaggiando, Volando, Suonando …

Da oggi, ogni mercoledì potrai conoscere meglio gli artisti Limen che attraverso un percorso incentrato sui sentimenti si racconteranno.

“Viaggiando … Volando … Suonando”.

Letizia Michielon, pianista.
Il pianoforte è il primo amore?
L.M.: In realtà il primo amore è stata la pittura..
La prima emozione toccando questo strumento quale è stata?
L.M.: lo stupore
In che modo si è manifestata la musica nella tua vita?
L.M.: Il papà era fisarmonicista e mio cugino suonava il pianoforte , ho ascoltato musica da sempre
Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte?
L.M.: Mi hanno sempre supportato nelle mie scelte
Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?
L.M.: Il Maestro Bagnoli è stato come un padre per me, la persona che più ha guidato la mia evoluzione artistica
Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con se stessi?
L.M.: Rigorosi più che rigidi..
Uno strumentista è gelosissimo del suo strumento, come vivi lo strumento sempre diverso?
L.M.: Come una affascinante scoperta e nuova possibilità espressiva
La musica comanda?
L.M.: Persuade
Le 7 note, secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?
L.M.: Non una nota in particolare, è il loro gioco armonioso che può suscitare i sentimenti
Immagino che come tutti gli esseri umani soffri si simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto?
L.M.: Sull’intuizione più che sul l’istinto. Si tratta di una facoltà che sintetizza sensibilità e ragione
Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati?
L.M.: Forse è proprio l’emozione forte a trasmetterti  sicurezza
Sei riconosciuta come un interprete raffinata, studiosa, ricercatrice, filosofa, ti ci riconosci?
L.M.: Sono componenti importanti per me ma un interprete coincide soprattutto con il  suono che produceva, sintesi del suo mondo interiore
Cosa trovi in questo “tempo” che lo rende adatto a te?
L.M.: L’apertura  al possibile
In che modo la musica aiuta a conoscere la cultura?
L.M.: La musica è cultura , il suo linguaggio trasmette le strutture del pensiero e il suono agisce sulla nostra sensibilità attivando l’immaginazione.
Nulla meglio della musica riesce a trasmettere con immediatezza  il Zeitgeist di una epoca culturale.
Ci parli del progetto che hai iniziato assieme a Limen?
L.M.: Dopo il primo cd-dvd dedicato a Debussy e Ravel abbiamo iniziato l’avventura beethoveniana, affiancandola ad approfondimenti filosofici relativi all’età della Bildung umanistica.
Successivamente si è aperta l’ipotesi chopiniana che avvicina la musica alla poesia lirica
Due sono le strade che compongono questo progetto perchè?
L.M.: Non perché la musica abbia bisogno di un aiuto esterno che la sostenga ma perché il dialogo tra i diversi linguaggi lascia sbocciare nuove intuizioni e prospettive
Quando conta il video nella registrazione? (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)
L.M.: Durante le registrazioni non ci penso, cerco di concentrare l’attenzione solo sul suono.
Merito della atmosfera di ricerca e serenità che riesce a creare Michele Forzani.
Per chi ascolta, inoltre, è importante avere la possibilità di ascoltare  anche attraverso il video, l’effetto che vorremmo raggiungere è quello di simulare allo stato ricettivo di un concerto live.
Esiste un compositore che ritieni “il compositore”?
L.M.: Ognuno , nel suo cammino. se dovessi fare alcuni nomi, sicuramente Bach, Mozart, Beethoven, Chopin
Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perchè?
L.M.: Ci sono dei capolavori assoluti, penso alla Quarta Ballata di Chopin, all’Appassionata di Beethoven, una sintesi mirabile di contenuti interiori esplosivi trattenuti in una forma perfetta
La tua vita ha una colonna sonora? Qual è?
L.M.: Chopin e Beethoven, l’anima e il pensiero
I prossimi progetti?
L.M.: Oltre a portare a termine i progetti Beethoven e Chopin, sto pensando a un disco di opere mie, al completamento del filone francese Debussy-Ravel e a Mozart. più lontano c’è Bach..
Qual è il sentimento che guida la tua vita?
L.M.: La speranza

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Michele Forzani su Rete Capodistria

Michele Forzani, amministratore unico di Limen, parla con Luisa Antoni di Rete Capodistria della nuova iniziativa legata al mondo digitale. LimenPlatform, una App e un sito web a cui è possibile accedere da tutti i dispositivi. Include una registrazione gratuita, la possibilità di conoscere l’intero catalogo Limen, tutti gli artisti Limen e per chi ha acquistato il CD la possibilità di accedere all’area dedicata alla produzione tra cui HD Video, HQ Audio (presto disponibile), la galleria dell’artista , il libretto. Una sezione del progetto sarà presto attivata.
Questo nuovo percorso consente a Limen e ai suoi artisti di liberarsi dal supporto fisico, dalle durate imposte e di essere sempre presenti, sempre a contatto con il pubblico, offrendo contenuti gratuiti e qualità ai massimi livelli.
Nella Library degli iscritti è presente una produzione PROMO contenente estratti dai vari CD.
Sarà disponibile a breve una sezione con video gratis per chiunque voglia iscriversi e navigare nella App.

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Luca Ciammarughi intervista Yulia Berinskaya e Stefano Ligoratti

Iscrivendoti alla App www.limenmusic.com o, se lo hai già fatto, loggandoti potrai accedere al mondo Limen.
Dalla sezione “Musicians” selezionando da oggi Yulia Berinskaya o Stefano Ligoratti potrai vedere gratuitamente l’intervista che Luca Ciammarughi ha fatto loro per presentare la nuova produzione “Sturm und Drang”.

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Disponibile “Sturm und drang” con Yulia Berinskaya e Stefano Ligoratti

 

Finalmente disponibile il cofanetto CD+Video “Sturm und Drang” con Yulia Berinskaya e Stefano Ligoratti.

Amazon
iTunes

Contiene la prima registrazione assoluta in video dell’opera F.A.E 

 

 

Anna Menichetti di RSI dice di questa produzione: ” 2 fuoriclasse, lei Yulia Beinskaya è una violinista di primissimo livello ed è accompagnata dal bravissimo Stefano Ligoratti … particolare la loro bravura nel prendere di petto certe particolarità che non sono solo esecutive ma sono anche armoniche, strutturali e tecniche …”

Clicca Qui per la Recensione completa

 

 

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La Recensione di Anna Menichetti

28/11/2018 ore 16:00
Anna Menichetti a “La Recensione” su Rete2 RSI
parlerà della nuova produzione Limen

“XIX Pop Dance XX”
con Luca Pincini e Gilda Buttà

Amazon
iTunes

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XIX Pop Dance XX

Da oggi disponibile su iTunes la nuova produzione Limen

“XIX Pop Dance XX”

con Luca Pincini, cello

e Gilda Buttà, piano

 

If you buy the CD you can register your copy on LimenPlatform and see free videos, photos, booklet and special contents.

 

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Il Blog della Musica scrive di Voices-Ballads & Prayers

James Houlik, importante sassofonista americano, è volato in Italia per incidere assieme ad Andrea Padova con e per Limen brani scritti proprio da Padova.

Marco Pollice per il Blog della musica ha ascoltato e scritto di questo incredibile lavoro.

Qui il testo completo

 

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The new release

Limen classic & Contemporary – CD

Journey of the Voice

Joo Cho (soprano) – Marino Nahon (piano):
– Alban Berg: Sieben frühe Lieder

Joo Cho (soprano):
– Luigi Nono: Djamila Boupacha
– Niccolò Castiglioni: Così parlò Baldassarre
– Giacomo Manzoni: Nel tuo silenzio
– Giacomo Manzoni: Estremità
– Alessandro Solbiati: To whom?
– Rossella Spinosa: Pasicompsa
– Giacinto Scelsi: dai canti del Capricorno

disponibile su iTunes 

disponibile su Amazon

 

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Coming soon …

Yulia Berinskaya, violino e Stefano Ligoratti, pianoforte

in un programma unico:

  • L. v. Beethoven: Sonata n. 9, op. 47 in La maggiore “a Kreutzer”
  • R. Wagner: Albumblatt WWV 94
  • T. Wagner: “Traume” dai “Wesendonck Lieder”
  • Brahms – Dietrich – Schumann: Sonata “F.A.E” per violino e pianoforte

 

A breve disponibile su iTunes ed Amazon

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