Archive for January, 2020

Eccoci alla settimana dedicata a Andrea Padova

Il mito di Icaro è solo una riflessione triste sul peccato di ubris? “Icarus puer” è il tentativo di cambiare il carattere del racconto fermando il tempo nel momento più tenero e lieto della favola di Ovidio: quello in cui Icaro bambino, ignaro del proprio destino, gioca con la cera e le piume che Dedalo sta utilizzando per fabbricare le ali per sé e il proprio figlio … tre piccoli strumenti (clarinetto in mi bemolle, ottavino e toy piano) raccontano quel momento in un brano dedicato fin dal nome all’Icarus Ensemble.

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Eccoci alla settimana dedicata a Andrea Padova

 

Cosa c’è fra gli alberi di una foresta, fra le pareti di una stanza, fra due attori sulla scena? A questa entità spazio-temporale poco definita risponde il concetto giapponese di “Ma”, ossia “lo spazio e il tempo fra …”. “Ma, the Time and the Space between” è pezzo per clarinetto basso e pianoforte che esplora le risonanze dei due strumenti e porta l’ascoltatore a concentrarsi non sulle figure musicali, ma su quello che c’è o si crea fra loro…

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Eccoci alla settimana dedicata ad Andrea Padova

 

Fabula è una parola latina che indica una storia breve, ma anche la parola intesa come suono già a partire dal respiro prima della sua emissione. Il flauto, strumento antico celebrato da tanti poeti dai lirici greci a Mallarmè nelle sue tanti varianti tra Flauto di Pan e moderno flauto diritto, ha in questo brano il compito di portarci, tra canto e danza, in una dimensione di nostalgia per qualcosa di lontano e di appartenente a un tempo ormai passato…

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Eccoci alla settimana dedicata ad Andrea Padova

Esiste ancora il fantastico? “Hagoromo, a Fairy Tale”, è un brano per voce femminile e percussioni che si basa su una fiaba tradizionale giapponese: “Hagoromo” ossia “Il velo fatato”. All’inizio la voce emette solo vocali, sussurri, semplici sillabe, che via via divengono parole con l’inizio racconto vero e proprio. Nell’ultima parte del brano è la musica a guidare la parola nella magia della danza e del volo della protagonista: le sillabe allora si staccano dalle parole e formano una lingua nuova, inventata e appunto magica…

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Eccoci alla settimana dedicata ad Andrea Padova

 

Asa è un brano per pianoforte e sette esecutori. Il titolo deriva dalla parola giapponese朝che vuol dire “mattino”. Da una figura iniziale ripetitiva basata su due sole note divise fra tutti gli strumenti inizia un processo di graduale cambiamento e altri avvenimenti hanno luogo… Ma il compito di raccontare quanto segue torna alla sola musica.

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Eccoci alla settimana dedicata ad Enrico Baiano

 

E’ uno dei miei dittici preferiti! Che ricchezza, che maestà, che fantasia nel Preludio, e che spirito, che vivacità nella Fuga! …e che maledetti e ‘fetenti’ passaggi difficili in entrambi!!! La scrittura costringe spesso a infilare a gran velocità le dita negli angusti spazi tra un tasto cromatico e l’altro, e uno si chiede “ma come cavolo faceva Bach, mannaggia!?” Ma anche qui, pazienza: è così bello che uno si espone di buon grado al pericolo… Il preludio è nello stile di una fantasia organistica in tre parti: I. introduzione libera con un tema in semicrome; II. Intermezzo in stile più severo, un misto di versetto d’organo e di toccata ‘di Durezze e Ligature’; III fugato a due soggetti (naturalmente basato sui temi delle due precedenti sezioni), così scorrevole e solare che quasi ci si dimentica della complessità contrappuntistica della scrittura.

La fuga è costruita intorno a un soggetto che sembra impossibile da trattare, così saltellante e spezzato da una pausa imprevista; per di più questo soggetto è seguito da una coda la cui scrittura agile e brillante sembra più adatta a una sonata virtuosistica per violino. Bach nondimeno costruisce una fuga vivace e spigliata ma rigorosamente organizzata; e riesce addirittura a creare un effetto comico a metà della battuta 34, con un cromatismo inaspettato… non vi scandalizzate, ma per me quel momento ha un sapore jazz!

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Eccoci alla settimana dedicata ad Enrico Baiano

 

Nel Clavierbüchlein il Preludio 6 termina a battuta 15, con un semplice accordo di re maggiore; Bach aggiunge 12 battute nelle quali il discorso si fa via via più fantastico, fino al ‘volo pindarico’ delle battute 24-25. All’apparenza sembra un pezzo brillante in stile di Giga: dato però che si tratta della realizzazione arpeggiata di una sequenza armonica a quattro voci, a me piace un’esecuzione legata e in certi punti legatissima, che fa venire fuori delle interessanti linee melodiche interne. La fuga 6 scorre in maniera piacevole, e all’ascolto sembra un pezzo semplice: in realtà è un brano complesso dal punto di vista contrappuntistico, con frequenti stretti del soggetto (sia in moto retto che contrario). Il soggetto è caratterizzato da due elementi molto diversificati: una prima battuta cantabile in gradi congiunti, una seconda più ritmica, con una caratteristica figurazione che ritroveremo spesso. Per conservare le due caratteristiche note staccate preferisco l’esecuzione breve del trillo (tremblement aspiré); d’altronde solo alla b. 29 viene richiesto un trillo più lungo e con risoluzione.

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Eccoci alla settimana dedicata ad Enrico Baiano

Nel Primo Libro del Clavicembalo ben Temperato ogni gruppo di quattro preludi e fughe si conclude con un dittico di grande peso musicale ed espressivo (solo il n. 16 sembra fare eccezione). Il Preludio 4 è un arioso intensamente espressivo. Le frasi lunghe, con gesti melodici a volte molto ampi, dimostrano quanto Bach avesse metabolizzato lo stile italiano, servendosene in maniera autonoma e personale.

Questo è vero anche per la Fuga 4, che è un omaggio alla tradizione italiana del Ricercare a più soggetti. Il primo soggetto ha due antecedenti principali: il soggetto del Recercar Primo di Frescobaldi (da Recercari et Canzoni Franzese, Venezia 1615) e il corale ‘Nun komm der Heiden Heiland’, versione tedesca dell’inno Veni Redemptor Gentium. Con l’aggiunta di un diesis alla seconda nota questo tema acquisisce un gusto più moderno, pur mantenendo un tono severo e dignitoso. Il secondo soggetto è un delicato arabesco (in realtà la semplice decorazione di una figura discendente), mentre il terzo, che inizia con un salto di quarta seguito da tre note ribattute, ha un carattere più deciso. Il dialogo tra i tre personaggi conferisce a questa fuga un’intensa espressività e un’energia interna che la fa procedere con un ritmo grave ma inarrestabile.

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Le interviste del mercoledì

VOLANDO, VIAGGIANDO, SUONANDO …
Maria Tea Lusso, pianista e fortepianista
  • E’ il pianoforte il primo amore?

Ho ascoltato il pianoforte per la prima volta a 9 anni, a casa di una mia compagnetta di scuola. Mi ha eseguito un brano e sono rimasta incanta da quel suono…. Tornata a casa ho espresso ai miei genitori il desiderio di imparare anche io a suonare, e li ho ossessionati finché dopo più di un anno, esausti, mi hanno accontentato.

  • La prima emozione toccando questo il pianoforte quale è stata? E toccando il fortepiano)

Quando è arrivato il pianoforte a casa mia ho provato una grandissima eccitazione. Studiavo da un paio di mesi, e non vedevo l’ora di avere il mio pianoforte. Ricordo nitidamente che dalla gioia ho studiato per 6 ore di seguito, senza quasi accorgermi, i semplici esercizi del Lebert Stark che l’insegnante mi aveva assegnato. 

Ho messo le mani sul fortepiano per la prima volta qualche anno fa e devo dire che l’impressione è stata quella di accarezzare lo strumento… malgrado le dimensioni siano sempre notevoli, ho avvertito fin da subito una nuova sensazione di grande intimità, sia per la diversità del suono, sia per la leggerezza della tastiera, come un prolungamento di me stessa..

  • In che modo si è manifestata la musica nella tua vita?  

Si è manifestata in modo dirompente, sono entrata in Conservatorio dopo pochi mesi dall’inizio dello studio e da subito ha avuto un ruolo fondamentale, imprescindibile

  • Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte? 

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto economicamente nel percorso degli studi, anche se a volte non riuscivano a comprendere pienamente il complesso mondo della musica. Di fatto però ho sempre perseguito ciò che mi ero prefissa

  • Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?

Il Maestro è davvero fondamentale. Per me è stato anche un Maestro di vita. Specialmente nei difficili anni della adolescenza, quando pensi che nessuno ti capisca, trovavo nelle sue parole un grande conforto. Mi aiutava ad analizzare le emozioni e a trasferirle nel pianoforte.

  • Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con se stessi?

Lo studio di uno strumento ti porta necessariamente a fare un incessante ed estenuante lavoro di introspezione a 360 gradi, perché è coinvolta la fine manualità ma anche tutto il mondo emozionale, che in pubblico poi assume connotazioni ancora diverse rispetto allo studio nelle quattro mura. Più questo lavoro è profondo, più si ottengono risultati… è importante però essere indulgenti con se stessi quando non si ottengono i risultati sperati perché a volte ci vuole più tempo di quanto si possa prevedere.

  • Uno strumentista è gelosissimo del proprio strumento, come vivi lo strumento sempre diverso? E come vivi lo strumento avendo la fortuna di possederne uno?

Per me è una divertente sfida con me stessa, nel cercare di capire nel minor tempo possibile le caratteristiche dello strumento e mediarle con quella che è la mia idea di suono e interpretazione. Noi pianisti siamo costretti ad adattarci continuamente a nuovi strumenti, ma se a volte questo può essere difficile e scomodo, in realtà penso che acquisire elasticità sia sempre una risorsa. Rispondo a questa domanda come fortepianista. La fortuna del fortepianista è quella di riuscire spesso a portare con se il proprio strumento e questo mette fine alla sfida di cui parlavo prima. Dunque un vero lusso suonare il proprio strumento.

  • Le 7 note, secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?

Più che le singole note, a mio parere sono le combinazioni delle note, cioè le armonie che esprimono dei sentimenti, i più vari, da solarità a malinconia a drammaticità. Ognuno il suo.

  • Immagino che come tutti gli esseri umani soffri di simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto? 

Provare antipatia è normale. Tutto dipende dall’atteggiamento successivo…. a volte un atteggiamento di maggior disponibilità fa si che la prima impressione si trasformi in maggior conoscenza dell’altro, e può svelare una possibilità di rapporto. A volte si rimane fermi al primo istinto.

  • Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati?

Sarebbe meglio non essere troppo sicuri e troppo emozionati! Il giusto atteggiamento è quello di massima concentrazione verso la musica che stai interpretando… tutto il resto viene da se.

  • Cosa trovi in questo “tempo” che lo rende adatto a te? 

La grande risorsa del nostro tempo è l’immediatezza di comunicazione e quindi di creare contatti grazie ai social. Per non parlare della facilità di reperire spartiti o fonti storiche. Per un musicista tutto questo è molto importante.

  • In che modo la musica aiuta a conoscere la cultura? 

La musica antica, e aggiungo, lo studio degli strumenti storici, aiutano a comprendere che cosa realmente accadeva in quell’epoca; quale suono avevano in mente compositori come Mozart, Beethoven, Schubert ecc, quando componevano le loro opere. Sono le nostre radici e non possiamo prescindere da esse. Una maggior conoscenza della musica antica aiuta anche a comprendere meglio tutta la musica che è stata scritta successivamente.

  • Ci parli del progetto che hai iniziato assieme a Limen?

Il progetto riguarda il vasto repertorio a 4 mani nel fortepiano. In duo con Michele Bolla abbiamo inciso il primo volume dedicato alle “Variazioni”. Gli altri volumi saranno incentrati su altre forme musicali come le “Sonate”, le “Fantasie” ecc.

  • Quanto conta il video nella registrazione (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)?

Il video impreziosisce notevolmente il risultato complessivo del prodotto perché rende maggiormente partecipe l’ascoltatore di ciò che sta accadendo durante l’esecuzione degli interpreti. Io ho vissuto la presenza delle telecamere come la presenza del pubblico in sala. Si ricrea in qualche modo la stessa situazione del concerto, dove l’aspetto uditivo e quello visivo sono un’unica realtà.

  • Esiste un compositore che ritieni “il compositore”?

Man mano che passano gli anni, sempre meno riesco a fare delle classifiche sui compositori, e devo aggiungere anche sui generi musicali…. Sono riconosciuti universalmente i capisaldi della storia della musica, ma ogni compositore ha apportato il suo fondamentale contributo e ha la sua Bellezza, a noi il grande compito di scoprirla!

  • Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perchè?

Mi sono particolarmente cari alcuni brani che porterei con me nella cosiddetta “isola deserta”, come il quintetto di Schumann, l’op. 100 di Schubert… per non parlare di alcuni Lieder…

  • La tua vita ha una colonna sonora? Qual è?

Ho sempre in mente una musica, quasi tutto il giorno, ed in genere sono stralci di brani che sto studiando o che ho ascoltato in concerto o disco nelle ore della giornata in corso o successiva.. spesso anche la notte è accompagnata da una colonna sonora

  • Qual è il sentimento che guida la tua vita?

La passione. Avere una passione nella vita è fondamentale, ti stimola a fare progetti creando sempre dinamismo e aiuta particolarmente nei momenti difficili. Per me è il motore che sottende a tutto.

  • Quali sono i prossimi progetti?

Oltre a portare a termine i progetti Beethoven e Chopin, sto pensando a un disco di opere mie, al completamento del filone francese Debussy-Ravel e a Mozart, più

Sto iniziando a lavorare su un progetto che riguarda brani di compositrici donne dell’800’ al fortepiano. Il mio intento è quello di valorizzare alcune pagine di musica scritte da musiciste di grande talento che per motivi storici non hanno potuto avere la fama che a loro spettava.

Grazie a Tea
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Eccoci alla settimana dedicata a Enrico Baiano

È superfluo ricordare che Chopin venerava Bach, lo studiava incessantemente e ne traeva ispirazione. I Preludi 1, 2 e 3 di Bach hanno evidentemente ispirato Chopin nella composizione degli Studi op. 10 n. 1, op. 25 n. 12 e op. 10 n. 4.

Il Preludio 3 e lo Studio op. 10 n. 4 condividono l’agilità rapidissima e nervosa, il botta e risposta fulmineo tra mano destra e sinistra, il precipitarsi in una corsa senza fiato verso gli energici accordi conclusivi. Naturalmente la differenza tra tonalità maggiore e minore corrisponde a una differenza di spirito: in Bach la gioia vitalistica del virtuosismo, in Chopin la corsa disperata verso l’abisso…

La Fuga 3 ci ricorda che il Bach del Clavicembalo ben Temperato è un giovane uomo focoso, spiritoso e temerario: un minimo di prudenza (e di pietà per l’esecutore) avrebbe sconsigliato di affidare al do diesis maggiore una Fuga/Bourrée! Invece bisogna lanciarsi nell’esecuzione brillante di complicate polifonie e passaggi serpeggianti, correndo pericolosamente sui tasti cromatici del clavicembalo o del clavicordo che, vi assicuro, non vi perdonano la minima insicurezza. Pazienza, il divertimento e il godimento musicale ripagano della fatica 😉

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