Le interviste del mercoledì

VOLANDO, VIAGGIANDO, SUONANDO …
Maria Tea Lusso, pianista e fortepianista
  • E’ il pianoforte il primo amore?

Ho ascoltato il pianoforte per la prima volta a 9 anni, a casa di una mia compagnetta di scuola. Mi ha eseguito un brano e sono rimasta incanta da quel suono…. Tornata a casa ho espresso ai miei genitori il desiderio di imparare anche io a suonare, e li ho ossessionati finché dopo più di un anno, esausti, mi hanno accontentato.

  • La prima emozione toccando questo il pianoforte quale è stata? E toccando il fortepiano)

Quando è arrivato il pianoforte a casa mia ho provato una grandissima eccitazione. Studiavo da un paio di mesi, e non vedevo l’ora di avere il mio pianoforte. Ricordo nitidamente che dalla gioia ho studiato per 6 ore di seguito, senza quasi accorgermi, i semplici esercizi del Lebert Stark che l’insegnante mi aveva assegnato. 

Ho messo le mani sul fortepiano per la prima volta qualche anno fa e devo dire che l’impressione è stata quella di accarezzare lo strumento… malgrado le dimensioni siano sempre notevoli, ho avvertito fin da subito una nuova sensazione di grande intimità, sia per la diversità del suono, sia per la leggerezza della tastiera, come un prolungamento di me stessa..

  • In che modo si è manifestata la musica nella tua vita?  

Si è manifestata in modo dirompente, sono entrata in Conservatorio dopo pochi mesi dall’inizio dello studio e da subito ha avuto un ruolo fondamentale, imprescindibile

  • Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte? 

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto economicamente nel percorso degli studi, anche se a volte non riuscivano a comprendere pienamente il complesso mondo della musica. Di fatto però ho sempre perseguito ciò che mi ero prefissa

  • Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?

Il Maestro è davvero fondamentale. Per me è stato anche un Maestro di vita. Specialmente nei difficili anni della adolescenza, quando pensi che nessuno ti capisca, trovavo nelle sue parole un grande conforto. Mi aiutava ad analizzare le emozioni e a trasferirle nel pianoforte.

  • Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con se stessi?

Lo studio di uno strumento ti porta necessariamente a fare un incessante ed estenuante lavoro di introspezione a 360 gradi, perché è coinvolta la fine manualità ma anche tutto il mondo emozionale, che in pubblico poi assume connotazioni ancora diverse rispetto allo studio nelle quattro mura. Più questo lavoro è profondo, più si ottengono risultati… è importante però essere indulgenti con se stessi quando non si ottengono i risultati sperati perché a volte ci vuole più tempo di quanto si possa prevedere.

  • Uno strumentista è gelosissimo del proprio strumento, come vivi lo strumento sempre diverso? E come vivi lo strumento avendo la fortuna di possederne uno?

Per me è una divertente sfida con me stessa, nel cercare di capire nel minor tempo possibile le caratteristiche dello strumento e mediarle con quella che è la mia idea di suono e interpretazione. Noi pianisti siamo costretti ad adattarci continuamente a nuovi strumenti, ma se a volte questo può essere difficile e scomodo, in realtà penso che acquisire elasticità sia sempre una risorsa. Rispondo a questa domanda come fortepianista. La fortuna del fortepianista è quella di riuscire spesso a portare con se il proprio strumento e questo mette fine alla sfida di cui parlavo prima. Dunque un vero lusso suonare il proprio strumento.

  • Le 7 note, secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?

Più che le singole note, a mio parere sono le combinazioni delle note, cioè le armonie che esprimono dei sentimenti, i più vari, da solarità a malinconia a drammaticità. Ognuno il suo.

  • Immagino che come tutti gli esseri umani soffri di simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto? 

Provare antipatia è normale. Tutto dipende dall’atteggiamento successivo…. a volte un atteggiamento di maggior disponibilità fa si che la prima impressione si trasformi in maggior conoscenza dell’altro, e può svelare una possibilità di rapporto. A volte si rimane fermi al primo istinto.

  • Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati?

Sarebbe meglio non essere troppo sicuri e troppo emozionati! Il giusto atteggiamento è quello di massima concentrazione verso la musica che stai interpretando… tutto il resto viene da se.

  • Cosa trovi in questo “tempo” che lo rende adatto a te? 

La grande risorsa del nostro tempo è l’immediatezza di comunicazione e quindi di creare contatti grazie ai social. Per non parlare della facilità di reperire spartiti o fonti storiche. Per un musicista tutto questo è molto importante.

  • In che modo la musica aiuta a conoscere la cultura? 

La musica antica, e aggiungo, lo studio degli strumenti storici, aiutano a comprendere che cosa realmente accadeva in quell’epoca; quale suono avevano in mente compositori come Mozart, Beethoven, Schubert ecc, quando componevano le loro opere. Sono le nostre radici e non possiamo prescindere da esse. Una maggior conoscenza della musica antica aiuta anche a comprendere meglio tutta la musica che è stata scritta successivamente.

  • Ci parli del progetto che hai iniziato assieme a Limen?

Il progetto riguarda il vasto repertorio a 4 mani nel fortepiano. In duo con Michele Bolla abbiamo inciso il primo volume dedicato alle “Variazioni”. Gli altri volumi saranno incentrati su altre forme musicali come le “Sonate”, le “Fantasie” ecc.

  • Quanto conta il video nella registrazione (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)?

Il video impreziosisce notevolmente il risultato complessivo del prodotto perché rende maggiormente partecipe l’ascoltatore di ciò che sta accadendo durante l’esecuzione degli interpreti. Io ho vissuto la presenza delle telecamere come la presenza del pubblico in sala. Si ricrea in qualche modo la stessa situazione del concerto, dove l’aspetto uditivo e quello visivo sono un’unica realtà.

  • Esiste un compositore che ritieni “il compositore”?

Man mano che passano gli anni, sempre meno riesco a fare delle classifiche sui compositori, e devo aggiungere anche sui generi musicali…. Sono riconosciuti universalmente i capisaldi della storia della musica, ma ogni compositore ha apportato il suo fondamentale contributo e ha la sua Bellezza, a noi il grande compito di scoprirla!

  • Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perchè?

Mi sono particolarmente cari alcuni brani che porterei con me nella cosiddetta “isola deserta”, come il quintetto di Schumann, l’op. 100 di Schubert… per non parlare di alcuni Lieder…

  • La tua vita ha una colonna sonora? Qual è?

Ho sempre in mente una musica, quasi tutto il giorno, ed in genere sono stralci di brani che sto studiando o che ho ascoltato in concerto o disco nelle ore della giornata in corso o successiva.. spesso anche la notte è accompagnata da una colonna sonora

  • Qual è il sentimento che guida la tua vita?

La passione. Avere una passione nella vita è fondamentale, ti stimola a fare progetti creando sempre dinamismo e aiuta particolarmente nei momenti difficili. Per me è il motore che sottende a tutto.

  • Quali sono i prossimi progetti?

Oltre a portare a termine i progetti Beethoven e Chopin, sto pensando a un disco di opere mie, al completamento del filone francese Debussy-Ravel e a Mozart, più

Sto iniziando a lavorare su un progetto che riguarda brani di compositrici donne dell’800’ al fortepiano. Il mio intento è quello di valorizzare alcune pagine di musica scritte da musiciste di grande talento che per motivi storici non hanno potuto avere la fama che a loro spettava.

Grazie a Tea
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