Le interviste del mercoledì

VOLANDO, VIAGGIANDO, SUONANDO …

 

Gabriella Perugini, liutista.

Il liuto è il primo amore?

Non è il primo amore, è l’AMORE! Quando ho incontrato per la prima volta un liuto ho sentito che sarebbe stato per sempre. Ogni esecutore ha una particolare sintonia con un periodo storico, con un compositore o con un genere musicale, io credo di possedere un’anima rinascimentale. Infatti tutte le volte che mi ingarbuglio con la tecnologia sfodero una buona scusa: sono donna del Rinascimento!

La prima emozione toccando questo strumento quale è stata?

Come sempre di struggimento e forte commozione…sono fatta così… mi sciolgo facilmente…!

L’emozione più forte però l’ho provata quando ho visto e toccato per la prima volta il liuto costruito da Silvia Zanchi che ho utilizzato in gran parte dei brani registrati nel CD: tutto è avvenuto come in un film al rallentatore per cogliere e assaporare ogni attimo. Ho gustato l’attesa, ho aperto la custodia misurando ogni movimento, l’ho incontrato con gli occhi, con le mani, l’ho accarezzato e ho ancora atteso prima di soddisfare l’udito. Ed è stata gioia pura.

Che ruolo hanno avuto i genitori nelle tue scelte?

Non provengo da una famiglia di musicisti, sono l’unica “pecora nera”, a parte un nonno artista che strimpellava una chitarra. Probabilmente i miei genitori avevano in serbo per me un futuro professionale completamente diverso e non è stato facile far loro comprendere che la Musica non sarebbe stato un passatempo temporaneo. Anche in questo caso ho fatto i conti con l’Attesa, la mia richiesta di uno strumento non è stata accontentata subito, anzi… Ho dovuto sudarmela quella benedetta chitarra! Oggi posso ringraziarli per non avermi accontentata subito. Mi hanno dato il tempo per alimentare il “fuoco sacro” che sentivo ardere: fosse stato un fuoco di paglia si sarebbe spento subito e probabilmente oggi sarei una pediatra o un’insegnante di lettere.

Negli anni mi hanno poi appoggiata e sostenuta: il cd DONNE DI FIORI è infatti dedicato al mio Papà che da qualche mese ci ha lasciati. So che sarebbe straorgoglioso della sua bambina!

In che modo si è manifestata la musica nella tua vita?

A scuola, grazie ad un’insegnante che si chiamava Maria Bellomo; lei mi ha spronata a dedicarmi allo studio di uno strumento. Forse per questo amo così tanto l’insegnamento e spero di essere una buona seminatrice.

Quando ebbi la prima chitarra ricordo che mi sedevo a suonare in fondo al letto dei miei genitori, aprivo le ante dell’armadio dove c’era lo specchio, suonavo quel poco che sapevo fare di fronte all’immaginario pubblico e alla fine dell’esecuzione mi alzavo e facevo un inchino!

Ma la vera spinta per iniziare a dedicarmi alla musica in modo professionale è arrivata più avanti grazie al mio insegnante di Matematica e Fisica, Ferdinando Albertazzi, scrittore e giornalista di Tuttolibri del quotidiano La Stampa. Fra una formula e l’altra comprese quanto fosse forte il desiderio di studiare in Conservatorio, ma le riserve dei miei genitori bloccavano la mia scelta. Convocò a scuola Papà e lo convinse a farmi iniziare il Conservatorio. Dopo quella conversazione “segreta” di cui venni a conoscenza soltanto 30 anni dopo, la famiglia si ammorbidì e iniziò l’avventura musicale. Devo a Ferdinando la mia professione, la sua tenera severità e fermezza nel sostenermi nei momenti di difficoltà professionale, ma non solo! Abbiamo brindato e celebrato successi, concerti in luoghi magici, felici intuizioni, progetti, obiettivi raggiunti, gioie familiari e nei prossimi giorni brinderemo al CD Donne di Fiori!

Con lui, grande ascoltatore e uomo di profonda cultura, si è configurata, in un pomeriggio foggiano, anche la struttura dei concerti multisensoriali che dal 2009 caratterizza il mio essere musicista.

E con lui da oltre 15 anni è nato il progetto Parole di Musica, laboratori musico sensoriali ispirati ai suoi libri e abbinati all’Incontro con l’Autore che sono diventati un’originale ed efficace modalità di promozione della lettura.

Il Maestro è fondamentale? E’ anche una guida di vita?

Il Maestro è importantissimo, è una figura di riferimento per tutto il corso di studio e anche dopo. Spesso il suo giudizio, dopo una bella lezione in cui ritenevo di aver suonato adeguatamente, era: “Brava! Non puoi che migliorare!”. Grazie Maestro.

Dal mio Maestro, Pier Luigi Cimma, ho imparato tantissimo e soprattutto devo a lui l’avermi trasmesso l’interesse e la passione per la musica antica, quando del liuto non si sapeva quasi nulla. Lui è stato un pioniere ed io ho percorso gli stessi sentieri e poi ne ho esplorati molti altri.

Per raggiungere certi risultati bisogna essere molto rigidi con sé stessi?

Credo si debba essere rigorosi più che rigidi. L’elasticità è indispensabile per riadattarci continuamente alle sfide quotidiane che lo studio di uno strumento musicale presenta. Ci vuole costanza, determinazione, autostima, impegno, passione, amore. Non ricordo tuttavia di aver suonato “per forza” una sola nota, anche quando ripetevo un passaggio migliaia di volte, senza la certezza di un risultato perfetto. Mi sono sempre ascoltata e mi ascolto ancora oggi durante lo studio: se sono stanca mi fermo, se non sono ben disposta e non suono come vorrei, rispetto i miei umori, tenendo sempre d’occhio la pianificazione del lavoro per raggiungere gli obiettivi prefissati nei modi e nei tempi stabiliti.

Durante gli anni di studio al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino ho frequentato in contemporanea anche il Liceo e successivamente l’Università; ho dovuto imparare a gestire lo studio con intelligenza ottimizzando i tempi, saltando da Kant ad una sonata di Sor per poi rituffarmi su un problema di Matematica e riappacificarmi con il mondo suonando un notturno di Regondi.

Uno strumentista è gelosissimo del suo strumento?

Eccome! I miei figli l’hanno capito fin da piccini. Se non riponevo lo strumento nella custodia, mi chiamavano immediatamente per spostarlo, ma non lo toccavano. Il liuto di mamma è sacro. Lo strumento è il prolungamento di un artista, contiene l’anima e la personalità di chi lo suona. Come non essere affezionati all’oggetto che libera e trasforma in suono le emozioni?

La musica comanda?

La musica ti possiede, è un’amante esigente e chiede di essere rispettata. Le mani, la mente e il cuore sono al servizio della Musica, supremo ideale di Bellezza.

Le 7 note, secondo te quali sono le note che riassumono con il suono un sentimento?

Questa domanda è insidiosa, soprattutto per chi suona strumenti traspositori come il liuto, senza contare il diapason antico che pare fosse intorno a 415hz. Senza entrare nelle questioni tecniche e filologiche, intendo dire che suonare musica antica con strumenti a pizzico abitua a essere molto flessibili con l’intonazione. La nota scritta “MI” risulta fisicamente un SOL se emessa con un certo liuto, oppure un FA DIESIS, o un MI su un arciliuto o tiorba. In questa macedonia di intonazioni non saprei connettere un suono con un’emozione o un sentimento, ritengo però di provare maggior piacere nel suonare determinate combinazioni di suoni. Alcune sonorità le sento in modo più viscerale, altre le percepisco come fossero più distaccate, meno familiari.

Immagino che come tutti gli esseri umani soffri si simpatie ed antipatie, l’antipatia è una difesa? Come la utilizzi? Ti basi molto sull’istinto?

Di solito gli artisti posseggono una notevole capacità percettiva. Esprimendomi in termini più musicali direi che percepisco maggiore o minore sintonia a livello energetico vibrazionale. E’ un modo di dire comune “non essere sulla stessa lunghezza d’onda”, infatti con alcune persone vibro meglio e con altre sono in dissonanza,

Patisco le dissonanze, amo l’armonia anche fra gli esseri umani. Con l’esperienza ho imparato a fidarmi del mio istinto nei rapporti con gli altri, a lungo termine le prime percezioni si sono sempre rivelate quelle più vere.

Non penso che l’antipatia sia una difesa, semplicemente con alcune persone vibro meglio. E con le altre se posso scelgo di non percorrere un pezzo di strada insieme, anche perché probabilmente la sensazione è reciproca.

Essere troppo sicuri è peggio di essere molto emozionati<14px>?

Assolutamente sì se la troppa sicurezza sfiora la presunzione. E’ necessario essere sicuri quando ci si relaziona con il prossimo e, nello specifico, quando si deve suonare in pubblico, sicurezza ed emozione sono in costante oscillazione per il mantenimento di un accettabile equilibrio. La sicurezza è consapevolezza di aver suonato con massimo impegno tendendo alla perfezione (la perfezione assoluta non è concessa a noi umani!), l’emozione è invece un mix di responsabilità, paura, tensione, ma è la condizione necessaria per esprimere il nostro essere. Purchè l’emozione non diventi panico, in quel caso forse sarebbe opportuno riconsiderare la propria professione.

Sei riconosciuta come un interprete raffinata ti ci riconosci?

Credo sia un grandissimo complimento: la raffinatezza è il tramite per raggiungere il Bello. L’arte è raffinatezza a prescindere, il suono del liuto è raffinato e delicato per sua natura, la sua forma segue alti canoni estetici, il mio compito è quello di connettermi con la sua bellezza e raffinatezza e dolcemente dialogare sullo stesso piano sonoro. Effettivamente mi riconosco nella continua ricerca di raffinatezza, nella musica e nella vita di tutti i giorni, così come nella calma e tranquillità che il suono del liuto emana.

In che modo la musica aiuta a conoscere la cultura?

Musica, arte, letteratura ecc sono facce di uno stesso diamante. La Musica è il completamento sensoriale di altre facce: ad esempio, osservo un dipinto di Caravaggio e prediligo la vista, ma se ascolto la musica che probabilmente apprezzava lo stesso pittore saprò cogliere altre sfumature. La Musica apre canali sensoriali che predispongono alla fruizione di qualsiasi altra forma d’arte e cultura. Ormai i neuroscienziati ci hanno raccontato quali sono gli straordinari effetti positivi della musica nella relazione con l’essere umano fin dalla nascita. Una delle conseguenze della pratica della musica è la plasticità del cervello, che permette di aumentare le sinapsi e aumentare la capacità di collegamento fra le conoscenze. Mi piace sentirmi una portatrice sana di Cultura e i miei concerti multisensoriali nei quali sviluppo la stessa tematica nei linguaggi musicale, poetico e artistico figurativo è la dimostrazione di quanto la Musica sia un collante culturale. Nei secoli scorsi i filosofi e gli intellettuali hanno sempre disquisito circa la predominanza della poesia sulla musica o viceversa. Non credo sia così importante stilare una classifica sulla forma di espressione culturale più o meno trainante, ma sostengo fermamente che la Cultura sia un’architettura soggettiva e ogni individuo abbia le capacità di combinare gli elementi costruttivi in modo assolutamente personale. Nel mio caso il canale preferenziale è quello musicale grazie al quale esploro il mondo dell’arte, ma anche la letteratura e la poesia e poi ricerco il pensiero che ha originato un brano musicale e così mi dirigo nel campo dell’estetica e della filosofia, studio i periodi storici, le consuetudini, la moda, i profumi e i gioielli. Insomma tutto è meravigliosamente connesso!

Ci parli del progetto che hai iniziato assieme a Limen? Che ricordo hai della registrazione in Limen?

Nulla accade mai per caso. E l’incontro con Michele e Raffaella di Limen sono la dimostrazione. Ho sempre rifiutato o tergiversato quando in passato mi proponevano registrazioni, ma la telefonata di Raffaella ha abbattuto le mie barriere antiCD.

Avevo paura di non riconoscermi nella registrazione, di ottenere un risultato “falso”, non emozionale, freddo, insoddisfacente. Amo il contatto con il pubblico che rende ogni concerto unico, trasforma e arricchisce continuamente l’artista, di conseguenza la mia idea di registrazione e produzione di un CD sono sempre stati sinonimo di sterilità, il canto del cigno della musica.

Eppure la proposta di Limen è nata sotto una buona stella e sono estremamente soddisfatta del risultato. Ho dovuto ricredermi e mi sono appassionata sempre di più al progetto che ha preso vita insieme a Michele e Raffaella grazie a lunghe e distese riflessioni che spaziavano dalla musica alla filosofia, alla scultura, al cibo, alle storie personali e familiari, al cagnone Buddy, a gatti e gattine… La sintonia è stata immediata e abbiamo condiviso giornate indimenticabili in cui mi sono sentita accolta, coccolata, seguita, sostenuta.

Limen possiede una tecnologia molto avanzata, ha una sala di registrazione strepitosa, una vera e propria sala da concerto che permette al musicista di suonare come se fosse di fronte al pubblico. Tutto è estremamente discreto e performante, la sala regia è separata e non a vista, nonostante ci siano occhi e orecchie ovunque si ha la sensazione di essere nell’intimità del proprio studio. E con queste premesse mi sono dedicata al suono, ad imprimere emozioni e intenzioni ad ogni nota, a giocare sulle sfumature, ad accarezzare le corde fisiche e quelle del cuore. Non nascondo che spesso mi sono emozionata durante alcune esecuzioni, come accade a volte in situazioni “magiche”. Mi riascolto e rivivo quelle emozioni e spero che succeda a chi mi ascolterà a distanza.

La mia proposta tematica sulle Donne di fiori ha preso forma ed è diventata un progetto che prevede un secondo titolo nel 2020 dedicato al Barocco.

Donne di fiori nel Rinascimento racconta storie di donne del passato attraverso la voce del liuto. Ogni brano è scelto perché ha uno specifico riferimento al mondo femminile e al tema della natura, campo di indagine storica che mi sta particolarmente a cuore. Ho fatto molte ricerche musicologiche sugli autori, sui singoli brani per poter percepire e sentire le stesse emozioni di quelle donne, di quei compositori. Così come uno scrittore non si immedesima in un personaggio, ma è il personaggio, pensa, si muove e agisce in quella realtà, anch’io sono diventata tutte quelle Donne di fiori e ho sentito la loro disperazione o la loro felicità, ho danzato con loro, ho indossato i loro scomodissimi abiti e le ho riportate in vita oggi grazie alla magia della musica

Quando conta il video nella registrazione? (sia come esito finale che come presenza durante la registrazione)

L’ascolto senza vista è un’invenzione dell’ultimo secolo. Da sempre la musica si ascolta e si osserva che la produce. Il gesto dell’artista raccoglie tutta l’energia che sprigionerà nell’esecuzione e il movimento delle dita è una danza aggraziata ed affascinante.

Grazie all’app di Limen l’ascoltatore può partecipare all’esecuzione in modo più completo dal punto di vista sensoriale, comodamente seduto sul divano di casa.

La musica con il video annesso diventa più umana, più viva, anche considerando l’effetto dei neuroni specchio che ci consentono di percepire le emozioni riflesse nell’artista che si sta ascoltando e soprattutto guardando.

Esiste un compositore che ritieni “il compositore”?

I compositori rinascimentali e barocchi sono considerati “minori” dalla maggior parte degli ascoltatori. Non penso sia facile trovare un autore assoluto. La selezione di compositori compresa in Donne di fiori comprende già i compositori che amo di più. Se invece mi allargo ad un repertorio non solo liutistico, penso che Mozart rappresenti la genialità nell’apparente semplicità formale, mentre Bach sia il genio della costruzione musicale.

Allo stesso modo esiste un pezzo che è “il pezzo”? Perché?

Ci sono dei pezzi che diventano “il pezzo” quando si caricano di qualche emozione molto intensa. Ad esempio la Venetianer Tanz d Newsiedler mi ricorda il matrimonio di mio figlio Luca perché ha accompagnato l’ingresso della sposa. Come questo esempio tanti altri brani hanno una storia personale e mi regalano ogni volta le stesse sensazioni.

La tua vita ha una colonna sonora? Qual è?

Sì, nella mia testa frullano musiche e suoni costantemente. Nei miei momenti di silenzio non sono mai sola, sono sempre accompagnata dalla musica che non c’è perché non è fisica, ma è una costruzione mentale, può essere la continuazione delle musiche che ho suonato in precedenza oppure un insieme di ritmi e melodie, energia che si muove e prende la forma dei suoni.

I prossimi progetti?

Suonare, suonare, suonare! Ho intenzione di dedicarmi alle Donne di fiori e portare questo progetto in luoghi storici, castelli, residenze storiche o naturalistiche. Vorrei che la mia musica entrasse nei tesori artistici del nostro territorio per diffondere la bellezza attraverso la musica in contesti d’eccellenza. Mi sto anche dedicando alle musiche sabaude barocche al tempo della prima Madama Reale Maria Cristina di Francia che furono già oggetto della mia tesi di Laurea e le riporterò “a casa”.

Continua la collaborazione con la danzatrice Annagrazia D’Antico al nuovo progetto in cui la musica del liuto incontra la danza contemporanea.

E la relazione fra liuto e natura sta dando origine ad una serie di progetti con il compositore pistoiese Andrea Mati che già ha composto tre brani per liuto dedicati a me.

Dal punto di vista didattico continuo a seguire il progetto per bimbi da 0 a 6 anni con mamma e papà e in particolare le mie scuole a indirizzo musicale CRESCENDO IN SOL, perché non è mai troppo presto per esprimersi con la musica.

Qual è il sentimento che guida la tua vita?

L’armonia e la pace interiore, terreno fertile per l’espressione artistica

 

Grazie a Gabriella

Share

Leave a Reply