Eccoci alla settimana dedicata a Giovanni Mareggini e Kumi Uchimoto

Daniela Iotti scrive di Alessandro Longo per la produzione “Movimento senza fine. Il Flauto protagonista del 900” con Giovanni Mareggini e Kumi Uchimoto.

Con Suite di Alessandro Longo del 1916 il panorama barocco sembrerebbe palesemente evocato dal titolo, ma siamo in realtà lontani dalla successione di danze di quella forma, senz’altro richiamata, peraltro, con l’intento di un neppure tanto celato omaggio. Una successione, a ben vedere, anche qui, ma di caratteri, di situazioni sonore, di atmosfere, a partire dall’”Allegro moderato” iniziale che sfocia in una “Andantino”, per poi contrastare con un “Vivace” ritornellato, in cui tra note staccate, acciaccature e trilli si sfodera l’intero campionario caratteristico dello strumento a fiato. Oltre a quella per flauto, Longo scrisse una serie di suite per diversi strumenti e pianoforte: violino, violoncello, viola, clarinetto, oboe, fagotto, arpa (senza pianoforte), a cui va aggiunta una Suite romantica per pianoforte solo; un dato in cui è possibile cogliere la volontà di modulare la scrittura sulle caratteristiche idiomatiche dei singoli strumenti, sfruttandone in massimo grado le peculiarità. Con lo sguardo in avanti, una sorta di anticipazione delle Sequenze di Berio e retrospettivamente, l‘attenzione alle origini della musica strumentale, quando la forma nasceva dal “toccare” lo strumento, “ricercando” liberamente su di esso suoni e colori; un interesse che conferma Longo come partecipe del rinnovamento strumentale, sebbene in posizione più conservatrice rispetto a Malipiero e Casella, coi quali intrattenne, tuttavia, un rapporto di cordiale dialogo.

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