Eccoci alla settimana dedicata a Giovanni Mareggini e Kumi Uchimoto

Daniela Iotti scrive di Nino Rota per la produzione “Movimento senza fine. Il Flauto protagonista del 900” con Giovanni Mareggini e Kumi Uchimoto.

I cinque pezzi facili di Nino Rota del 1972 rimandano a quella letteratura per l’infanzia, portata dai romantici e da autori del primo novecento come Bartók o in tempi più recenti Kurtag, ad altissime vette e soprattutto in una zona dell’espressione in cui la componente didattica si associa ad uno sguardo diverso sulla realtà, lo sguardo innocente, ma anche spiazzante, del bambino, capace di dischiudere prospettive inedite. In questi brani si riconosce inoltre la componente, per così dire, narrativa insita nella musica di Rota, la vena immaginifica che spiegano come questo compositore, dalla solida preparazione classica e autore di una vastissima produzione sinfonica, cameristica e teatrale, si sia affermato soprattutto come autore di musiche per film, realizzando un vertice artistico assoluto nella collaborazione sistematica con Federico Fellini.
La Passeggiata di Puccettino ci presenta il personaggio di una celebra favola di Charles Perrault, conosciuto anche come Pollicino, nel momento in cui si allontana da casa e si inoltra con i fratelli nel bosco per esservi abbandonato dai genitori. L’andamento “passeggiante” dei due strumenti mima il passo veloce e leggero del minuscolo fanciullo, così come alcune battute centrali, nell’offuscare leggermente il clima svagato, alludono al momento dello smarrimento, mentre il ritorno alla passeggiata iniziale potrebbe richiamare il ritorno a casa grazie allo stratagemma dei sassolini.
La Serenata si gioca tra l’andamento arpeggiato e gli accordi ribattuti del pianoforte, allusivi della chitarra, e la limpida cantabilità del flauto, nel segno del genere e della situazione evocati, il luogo, appunto, della serenata.
La Pavana, danza molto antica, se ne trovano testimonianze già nel 1500, si offre nel suo tipico incedere solenne e lento, proprio del carattere aristocratico che la contraddistinse come imprescindibile danza di corte; vi si associa talora, anche il senso di un mesto cerimoniale richiamando celebri pavane riprese nel Novecento quali quelle di Ravel e Fauré.
Con il quarto brano, La chioccia, siamo proiettati in quella tipica produzione strumentale del periodo barocco, più sopra richiamata, che sfruttava la componente virtuosistica dei vari strumenti per realizzare onomatopee e imitazioni di situazioni particolarmente concitate, come battaglie, scene di mercato o simili, così come alcuni versi di animali, tra questi molto frequentati quello del gallo e il chiocciare della gallina. Galli e galline si intitola un brano del 1688 particolarmente funambolico per violino di Johann Jakob Walther, senza dimenticare l’analogo titolo del Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns. Rota, in linea con tali esempi del passato, mette in campo tutti gli effetti possibili (acciaccature, gruppetti l’uso del”frullato”nel flauto) per la resa onomatopeica evocata nel titolo, con un tocco a sorpresa nelle ultime tre battute dove il flauto ribadisce, nella concisione di un breve e lento congedo, la sua intima natura cantabile.
Il soldatino finale evoca nuovamente situazioni di fiaba o di gioco; le movenze squadrate e meccaniche e il passo di marcia, più ludico che bellico, fanno pensare a un giocattolo, a quei soldatini che rallegravano un tempo il gioco dei bambini.

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